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Inviato da avatar Giuseppe Argentieri il 20-03-2014 alle 07:30

Il piano di spending review
(Corriere)

Proposte per una revisione della spesa pubblica (2014-2016). 
Le slide ufficiali del Commissario per la revisione della spesa, Carlo Cottarelli. 

Il teatro degli inganni
di Barbara Spinelli (Repubblica)

L'illusione ordoliberista, tuttora diffusa ai vertici degli Stati, è che se ognuno lasciasse fare i mercati, mettendo magari la briglia alla democrazia e a leggi elettorali troppo rappresentative, l'ordine finirebbe col regnare nel mondo. La crisi ha mostrato che solo invertendo le priorità una soluzione è possibile. È dalla solidarietà che urge ripartire, dalla messa in comune di risorse, dopodiché ogni Stato avrà più forze per aggiustare i conti, spalleggiato da istituzioni e bilanci federali. Così gli Usa risolsero la crisi del debito dopo la guerra di indipendenza: mettendo in comune i debiti, passando dalla Confederazione alla Federazione, dandosi una Costituzione.

L'esatto contrario avviene nell'Unione. Sono ancora gli Stati che hanno deliberato, nel febbraio 2013, di congelare il comune bilancio e di impedire l'aumento delle risorse che permetterebbe piani comunitari di ripresa, e soprattutto la conversione della vecchia industrializzazione in sviluppo verde, sostenibile. Una delibera che il Parlamento s'è rifiutato di ratificare, un mese dopo. Ma alla fine la decisione è stata accettata, pur rinviando il dibattito al 2016.

Chi c'è dietro Blackrock, il fondo Usa che si sta comprando l'Italia
di Giovanni Cocconi (Europa)

Già quattro anni fa un lungo articolo di Vanity Fair (edizione americana) raccontava quanto poco si sapesse del più potente fondo del mondo, che oggi gestisce un patrimonio di 4.324 miliardi di dollari, quasi il doppio del debito pubblico italiano. Alto, calvo, miope, 60 anni, Larry Fink, tra i fondatori e oggi presidente di Blackrock, veniva definito «il più importante personaggio della finanza mondiale» e, nonostante questo, «virtualmente uno sconosciuto a Manhattan», dove vive in un appartamento sull’Upper East Side, con la moglie Lori, 38 anni. Calmo, educato, riflessivo, è descritto come «the Wall Street Wise man», in apparenza tutto il contrario dell’archetipo della finanza anni ’80 Gordon Gekko-Michael Douglas.

Qui un articolo del Fatto. 

Contratti, apprendistato e sussidi: 5 domande sul Jobs Act a pietro Ichino e Cesare Damiano
di Vittorio Nuti (Il Sole 24 Ore)

Da un lato, un decreto legge per rilanciare l'occupazione passando dalla semplificazione degli adempimenti a carico delle imprese e il riassetto dei contratti a termine e di apprendistato. Dall'altro, il varo di un disegno di legge delega che affida al Governo la (rapida) riforma degli ammortizzatori sociali, delle forme contrattuali, e l'introduzione del sussidio universale di disoccupazione. Sono i cardini del Jobs act, il Piano per il lavoro varato dal Governo il 12 marzo scorso, su cui il premier Renzi si gioca la scommessa sulla ripresa dell'occupazione.

La lente di ingrandimento di Focus24 analizza i cambiamenti promessi dal presidente del Consiglio - a partire dall'innalzamento dei contratti a termine da 12 a 36 mesi senza causale, e la possibilità di rinnovarli fino ad otto volte nell'arco del triennio - ripercorrendo le principali novità delle riforme sul tavolo con l'ex presidente della commissione Lavoro della Camera ed ex ministro del Welfare, Cesare Damiano, esponente di punta del Pd per i temi dell'occupazione, e Pietro Ichino, giuslavorista già consigliere del premier passato recentemente nelle fila di Scelta Civica dopo una lunga militanza tra i democrat.

Qui il video. 

È possibile tagliare così tanti dipendenti dello Stato?
di Giorgio Dell'Arti

Che cosa vogliono tagliare?

Le idee, per ora mi pare abbastanza buttate lì, sono: la vendita della portaerei Garibaldi, le cui funzioni si duplicano con la più moderna Cavour; il dimezzamento del piano relativo agli F35, cioè ancora ieri il ministro Pinotti ha spiegato che non c’è bisogno di acquistarne 90, ne basteranno 45 (qui ci sono ricadute anche sull’occupazione in Italia, che a quanto pare non interessano a nessuno, ma lasciamo stare); la sospensione del Piano Nec, cioè la creazione del cosiddetto «soldato digitale», un sistema per cui i militari in missione sono connessi tra di loro in permanenza e i tempi di comunicazione si abbattono; si parla anche di tagliare gli elicotteri destinati al soccorso in mare: una cinquantina di mezzi che oggi servono sia la Marina militare che la Guardia Costiera che i Vigili del fuoco. L’insieme di queste misure frutterebbe risparmi per un miliardo e cento milioni l’anno per i prossimi quindici anni. A queste si aggiungono tagli al ministero della Difesa per 2,6 miliardi e le raccomandazioni relative al coordinamento delle cinque forze di polizia di cui disponiamo (polizia, carabinieri, finanza, forestale, penitenziari), 350 mila addetti a cui bisogna aggiungere le forze di polizia provinciali e municipali. È il doppio di quello che ha, per esempio, l’Inghilterra e sono 75 mila in più rispetto alla Germania. Insomma è l’esercito più numeroso d’Europa, e sia pure – come mi ha detto una volta il generale Mini – con una funzione tante volte più sociale che di servizio.

 

Crimea, Obama esclude intervento militare
(Repubblica)

I russi stanno prendendo il controllo delle basi militari in Crimea, e lentamente i soldati ucraini stanno lasciando le loro postazioni. Kiev prepara un piano per l'evacuazione dei militari e delle loro famiglie, dopo il trattato per l'annessione della penisola alla Russia firmato ieri a Mosca. All'Onu il governo di Kiev chiederà che la regione sia completamente smilitarizzata e il Cremlino minaccia ritorsioni verso l'Occidente sul dossier Iran. In serata poi un segnale di distensione. Con Obama che in un'intervista esclude un intervento militare americano in Ucraina: "Quello che ci accingiamo a fare - ha detto - è mobilitare tutte le nostre risorse diplomatiche. Credo che anche gli ucraini riconoscano il fatto che affrontare la Russia militarmente per noi non sarebbe opportuno". Altro spiraglio da Mosca, dove il governo russo ha chiesto alla Crimea il rilascio del comandante della marina di Kiev arrestato in giornata. 

Crimea, i russi occupano tre basi militari ucraine. Kiev: demilitarizzare l'area
di Lucio di Marzo (Il Giornale)

Il governo ucraino sta mettendo a punto i piani operativi per il ritiro delle truppe e dei civili fedeli a Kiev dalla Crimea: "Ci consentirà non solo di ritirare i soldati, ma anche le loro famiglie dalla Crimea, in modo che possano essere rapidamente spostati sul territorio della madrepatria Ucraina". Lo ha reso noto il Consigliere per la Sicurezza Nazionale , Andrei Parubiy, preannunciando anche di aver chiesto al segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon (che domani sarà a Mosca ed il 21 sarà Kiev) di demilitarizzare la penisola, facendo ritirare anche le truppe russe dopo quelle di Kiev.

L'Ucraina, la Russia e il minotauro
di Yevhen Perelygin (Limes)

Lettera a Limes dell'ambasciatore d'Ucraina in Italia

Da due settimane ormai il conflitto per la Crimea e l'Ucraina è al centro dell’attenzione dei mass media occidentali e degli esperti di tutto il mondo, Italia compresa. E non c’è niente di sorprendente.
Più interessante è invece il fatto che gradualmente, ma in maniera molto decisa durante l’ultima settimana, sono cambiati i titoli dei giornali e le valutazioni degli esperti. Come mi ha detto un mio vecchio amico - un esperto autorevole di un paese occidentale - l’Ucraina sta perdendo la guerra dell'informazione contro la Russia. Anche qui, non c’è niente di cui meravigliarsi.

Wilders in testa all'Aja "Cacciamo i marocchini"
di Marco Zatterin (La Stampa)

Alle undici meno un quarto della sera, visti i primi risultati parziali del voto locale olandese che lo davano in testa in due comuni importanti, Geert Wilders, leader xenofobo del Partito delle Libertà (Pvv), è sceso in piazza a L’Aja e ha chiesto ai suoi sostenitori, «Volete più o meno marocchini nelle vostre città e nel vostro paese». Loro hanno risposto «meno!» e l’ossigenato leader nazionalista ha detto «Ci penso io!», sparendo fra gli applausi e le urla di gioia che inneggiavano allo scontro fra le civiltà, e lanciando una feroce sfida che in questo dopoguerra non trova precedenti.

Egitto in fiamme, manifestazioni e scontri
(Avvenire)

L'Egitto è di nuovo in fiamme. Con morti e feriti. Una scia di sangue che non si è fermata ai soli cortei dei pro-Morsi: due ufficiali dell'esercito e sei estremisti di un gruppo qaedista sono rimasti uccisi in un violento scontro a fuoco in mattinata avvenuto in un blitz antiterrorismo nella regione del Delta del Nilo. Stando alle autorità, il bilancio complessivo della giornata di violenze è, quindi, di almeno 9 morti. 

 

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