avatar

Giuseppe Argentieri

3 anni fa
0 consensi
Segnala Segnala come rilevante - Segnalato rilevante da 0 persone.

 

VENERDÌ 30

 

Renzi celebra la vittoria in direzione Pd
“Se l’Europa non cambia, non si salva”
(La Stampa)

Dopo una vittoria senza precedenti, Matteo Renzi è intervenuto oggi alla direzione del Partito Democratico. Il segretario ha esordito tenendo un profilo basso: «Abbiamo scelto di non festeggiare perché la straordinaria ampiezza del risultato non è solo per il Pd o per il suo leader. Va ben oltre le aspettative, è il voto degli italiani per l’Italia. Ha ragione Reichlin a parlare di partito della nazione e il consenso che ci impone a provare a cambiare l’Italia in modo forte e l’Ue». Il leader democratico, riferendosi ai velati accenni di polemica interna, ha aggiunto che «il Pd è primo partito in Europa e ha una responsabilità che giudico naturale venga colta in pieno e non immiserita negli scontri interni. Trovo allucinanti le polemiche per la foto di gruppo: non c’è nessun salto sul carro ma un partito che è convinto di poter discutere al proprio interno con serenità». 

M5S: Caos documento, Grillo furioso
di Teodoro Fulgione (Ansa)

Senato contro Camera, Milano contro Roma, deputati contro senatori, ortodossi contro dissidenti. Insomma, tutti contro tutti. A quattro giorni dal voto delle Europee, il M5S appare incapace di riprendersi dalla delusione ed ancora in preda al caos. Fratture e faide interne, evidenziate dal rimpallo delle colpe per la debacle elettorale, vengono ingrandite dalla pubblicazione di un documento top secret di analisi del voto realizzato dallo staff comunicazione cinquestelle alla Camera.

Lo scontro, stavolta, coinvolge proprio i comunicatori voluti da Gianroberto Casaleggio alla guida dei gruppi delle due Camere. Per una volta le divisioni tra gli allineati e i ribelli, che dopo il voto hanno rialzato la testa e puntano ad un nuovo gruppo, vanno in secondo piano. Il documento ufficiale dello staff contiene critiche esplicite sulla gestione della recente campagna elettorale e suggerisce una exit strategy: puntare sulla tv con una maggiore presenza nei tg; creare una sorta di "governo ombra" all'inglese per conquistare credibilità tra gli elettori; e modificare il sistema di selezione dei candidati. Inviato nei giorni scorsi al quartier generale di Milano, il documento dà una lettura in chiaroscuro delle Europee.

Berlusconi, primo ok all'asse con la Lega Ma è gelo con Fitto
di Adalberto Signore (Il Giornale)

Da una parte il dialogo guardingo con la Lega, dall'altra un partito che nel day after di una riunione piuttosto tempestosa ancora fa molta fatica a veder spuntare il sole.
Con un Silvio Berlusconi che preferisce restare alla finestra: da una parte benedice con discrezione il nuovo canale aperto con il Carroccio (ma rinuncia a mettere la faccia sulla conferenza stampa) e dall'altra manda eloquenti segnali di fumo ai frondisti che nell'Ufficio di presidenza di mercoledì si erano esposti chiedendo le primarie per la nomina della classe dirigente di Forza Italia.

Alla conferenza stampa in cui viene comunicato il sostegno di Forza Italia ai due referendum della Lega, Antonio Razzi (Fi) e Mario Borghezio (Lega) sono in prima fila (video).

Chi è Michele Elia, nuovo amministratore delegato di Ferrovie dello Stato
di Stefano Caviglia (Panorama)

E due. Ancora una volta l’amministratore delegato di Fs viene pescato direttamente dalla Rfi, la società che gestisce la rete delle Ferrovie italiane. Il prescelto è Michele Elia, 68 anni, che ricalca esattamente le orme del predecessore, Mauro Moretti: anche lui è stato a lungo amministratore delegato di Rfi prima di arrivare a capo di Fs, la società che governa sia i treni che la rete, ossia l’intero sistema ferroviario italiano. Anche Elia può vantare una lunga esperienza in questo campo. Era a capo di Rfi dal 2006, ossia esattamente da quando Moretti se ne andò per sedersi al vertice di Fs e dal 1998 era direttore tecnico dell’infrastruttura.
Con lui l’economista Marcello Messori, già consigliere di Massimo D’Alema a palazzo Chigi, nominato alla presidenza al posto di Lamberto Cardia.

Quei cattivi tecnici peggio dei cattivi politici
Il caso Clini è la pietra tombale sulla stagione dei tecnici. I cui protagonisti si sono eclissati
Luca Telese (Linkiesta)

C’è una sentenza che queste elezioni europee ci hanno consegnato, e che (anche se a prima vista la relazione non è immediatamente visibile) la cronaca giudiziaria di queste ore conferma: l’Italia non è un Paese per tecnici. Ma forse sarebbe meglio dire: i tecnici - contrariamente a quello che la propaganda ci raccontava - non sono mai una buona cosa, e ancora meno lo sono stati per l’Italia.
Lo scandalo dell’inchiesta sull’ex ministro Corrado Clini ci insegna che nessun politico avrebbe potuto governare un ministero per venticinque anni, indifferentemente sia da ministro che da direttore generale, nessun politico avrebbe mai accumulato tanto potere, e così a lungo, e - soprattutto - nessun politico ha avuto la sfacciataggine di assegnare centoventi consulenze alla moglie.

Divorzio “breve”, via libera della Camera. Il ddl passa al vaglio del Senato
(Il Fatto Quotidiano)

L’Aula della Camera ha approvato il disegno di legge sul divorzio breve. Il ddl che prevede l’abbassamento dei tempi a 6 mesi per il consensuale e a 12 mesi per il giudiziario. La commissione Giustizia aveva dato il via libera il 14 maggio. I voti favorevoli sono stati 381, i contrari 30, gli astenuti 14.

Le nuove procedure, applicabili anche per i procedimenti in corso, introducono la cancellazione dell’obbligo di un periodo di separazione di 3 anni prima di poter avviare la pratica del divorzio. Il termine per ottenere il divorzio scende così a 12 mesi per la separazione giudiziale e a 6 mesi per la consensuale, indipendentemente dalla presenza o meno di figli. Inoltre, in caso di contenzioso, il termine decorre dalla notifica del ricorso. Il testo approvato dalla Camera dispone che la comunione dei beni della coppia si sciolga quando il giudice autorizza i coniugi a vivere separati o al momento di sottoscrivere la separazione consensuale. Il ddl passa ora al vaglio del Senato.

Sciopero nazionale dei call center
“In piazza per difendere la dignità”
di Walter Passerini (La Stampa)

Il telefono non risponde. Mercoledì 4 giugno potreste trovare inagibili i numeri verdi o diretti dei tanto vituperati call center, a cui tutti ci rivolgiamo per problemi di mal funzionamento e di assistenza telefonica. E’ il giorno dell’orgoglio, celebrato con uno sciopero nazionale della categoria con una manifestazione di piazza a Roma. Tra le ragioni un “j’accuse” forte e chiaro contro chi sgarra. Ci sono aziende che non rispettano le regole, che usano la delocalizzazione selvaggia all’estero per pagare di meno i lavoratori. 

Trasporti pubblici locali: oggi sciopero nazionale
(Repubblica)

Rischio disagi oggi per chi viaggia sui mezzi pubblici e in aereo mentre ieri ci sono state difficoltà nel settore ferroviario: l'Usb, unione sindacale di base, ha proclamato per la giornata odierna uno sciopero generale nazionale di 24 ore per il trasporto pubblico locale e per il settore aereo mentre ieri c'è stato lo stop per i treni.

Chi deve prendere l'aereo dovrà controllare che il volo non subisca ritardi e cancellazioni mentre nel trasporto pubblico locale saranno naturalmente rispettate le fasce di garanzia, diverse città per città. L'Usb sottolinea che i due giorni di scioperi sono stati decisi contro le privatizzazioni del comparto e per il rilancio del settore.

India, stuprate e impiccate dal branco
La tragica fine di due adolescenti (La Stampa)

Ancora orrore in India: due sorelline adolescenti `dalit´, senza casta, di 14 e 15 anni di un povero villaggio dell’Uttar Pradesh, sono cadute nelle mani di una banda di balordi che le ha violentate, uccise ed infine appese ad un albero di mango.
Il padre aveva denunciato la scomparsa delle ragazzine martedì al commissariato senza ottenere attenzione dall’ufficiale di turno. La gente del villaggio di Katra si era però mobilitata lo stesso per tutta la notte fino al mattino seguente, quando alcuni abitanti si sono trovati davanti l’ agghiacciante spettacolo: i cadaveri delle adolescenti impiccati. L’autopsia ha confermato oggi che le due sono state ripetutamente violentate e poi strangolate, prima di essere appese all’albero di mango che è anche uno dei simboli dell’India. Il `branco´ era composto di sette persone, quattro delle quali sono state arrestate. Fra di loro anche due agenti di polizia, Sarvesh Yadav e Rakshapal Yadav.

 

 

 

GIOVEDÌ 29

 

Farage a Grillo, causeremo guai Bruxelles
di Francesca Chiri (Ansa)

Dal VinciamoNoi al VinciamoPoi, dalla negazione della sconfitta al nuovo attacco agli avversari politici ai quali, "non resta che piangere". Le elezioni europee, dice un Beppe Grillo di nuovo pimpante, non sono state una "sconfitta storica" ma un' "affermazione". Nessuna Waterloo, nessuna Caporetto: dunque non è il caso di "autoflagellarsi". La rivincita del M5s è alle porte: "è solo una questione di tempo".

Intanto, dice il leader pentastellato, "siamo la prima forza di opposizione in Italia, in attesa di diventare forza di governo". Una forza che ha dalla sua "la maggioranza relativa degli italiani che hanno tra 18 e 29 anni" e che è "qui per restare e per contare in Europa". Proprio per conquistare spazio in Europa, Grillo prende un aereo e vola a Bruxelles, dove incontra Nigel Farage, il leader degli euroscettici inglesi dello Ukip che ha umiliato conservatori e laburisti.

Grillo incontra Farage Video-sfottò contro Schulz

Semplificazione, si riparte dall’Aci
Tasi, pagamento rinviato al 16 ottobre
di Lorenzo Salvia (Corriere)

Il governo accelera sulla riforma della pubblica amministrazione. «Ci siamo» dice il presidente del consiglio Matteo Renzi dopo aver ricevuto dal ministro Marianna Madia il rapporto sulle 34.674 mail inviate dai cittadini che hanno partecipato alla consultazione pubblica. La data resta quella del consiglio dei ministri del 13 giugno. Ma il governo sta pensando di anticipare un piccolo pezzo della riforma con un emendamento al decreto legge sul bonus da 80 euro, già all’esame del Senato. 

"Corruzione, subito i poteri a Cantone"
di Goffredo De Marchis e Liana Milella (Repubblica)

Renzi adesso vuole rispettare scadenze e promesse. "Sono il primo a sapere che i voti non sono per sempre". Per questo, a Palazzo Chigi, Renzi e i suoi collaboratori stanno ragionando sulla road map del dopo voto. Partendo da una scommessa vinta, quella dell'Expo del 2015. L'esecutivo farà subito il decreto "per dare i poteri a Raffaele Cantone" permettendogli di vigilare sulla trasparenza e gli appalti di Milano. E "amplieremo le competenze dell'anticorruzione". Subito significa tempi brevissimi. Il consiglio dei ministri di domani ancora in preparazione, forse. Al massimo, vista la complessità del testo, quello della prossima settimana. Si tratta di poteri importanti, che trasformeranno Cantone e la sua struttura in un centro di controllo degli appalti in Italia, con la possibilità di imporre regole stringenti di trasparenza e di sanzione qualora esse vengano ignorate o violate. 

Di nuovo emigranti: più italiani in fuga che stranieri in arrivo
di Andrea Rossi (La Stampa)

L’Italia non piace più. Né agli stranieri, che fino a qualche anno fa si catapultavano dentro i nostri confini in cerca di una vita migliore, né agli italiani che sempre più spesso fanno le valigie senza sapere se e quando torneranno. Il 2014 sarà il primo anno a saldo migratorio negativo, sostiene la Caritas Migrantes. Fuori dalle definizioni statistiche, significa che i nostri connazionali in fuga dalla crisi saranno più degli stranieri in cerca di lavoro e dei disperati che sfidano la morte affrontando strazianti viaggi nel Mediterraneo. La bilancia penderà verso i fuggiaschi per almeno 20-30 mila persone. Non era mai successo. Non da qualche decennio, almeno.  

Trenord, il racket dei biglietti
Ritardi, sprechi, sporcizia sui treni e un contratto di lavoro che favorisce abusi e privilegi
di Alessandro Da Rold (Linkiesta)

Quando volte vi è capito di salire su un treno regionale e non avere il biglietto? Di certo molte, perché spesso nelle stazioni dei paesi più piccoli la biglietteria è chiusa oppure non funzionano le macchinette automatiche. Ebbene, i cosiddetti «portoghesi» rappresentano solo in parte un problema per Trenord, la società paritetica (50%-50%) costituita da Trenitalia e da Ferrovie Nord Milano (quindi Regione Lombardia) per operare nel settore del trasporto ferroviario passeggeri della regione Lombardia. Anzi, spesso sono una vera e propria manna per i dipendenti, in particolare per i capitreno incaricati di fare il biglietto in carrozza. Per ogni regolarizzazione (emissione di biglietto) effettuata a bordo treno (o a terra ndr), infatti, l’agente Trenord (che non svolge altro che il suo lavoro, ndr) incassa più di 2 euro per un valore medio per ogni biglietto regolarizzato di 1,5 euro (vedi sotto la voce del contratto): in pratica se Trenord fa la lotta ai portoghesi ci va a perdere e c’è chi se ne approfitta.

Tassa alle prostitute: la Lombardia ci prova
di Giannino della Frattina (Il Giornale Milano)

Tassare le «lucciole» per aiutare famiglie in difficoltà, imprese in crisi e abolire il bollo auto.
Quella per rendere legale e tassare la prostituzione è una delle battaglie della Lega che, per abrogare la legge Merlin, sta raccogliendo le 500mila firme necessarie per indire un referendum. Ma, contemporaneamente, in Regione Lombardia è partito l'iter per approvare una norma che istituisca un registro e tassi i guadagni. Aliquota già stabilita al 40 per cento e approdo ieri in commissione Bilancio dove il consigliere leghista Jari Colla è stato nominato relatore del progetto di legge che ha come primi firmatari il capogruppo del Carroccio al Pirellone Massimiliano Romeo e il vice presidente del consiglio regionale Fabrizio Cecchetti.

 

Adelante, Obama, con juicio
di Christian Rocca

Domani il presidente americano Barack Obama, con un gran discorso a West Point (dove Bush annunciò la dottrina del first strike) proverà a definire, ancora una volta la sua indefinibile politica estera. Criticato da più parti, da destra come da sinistra, per il suo distacco dagli affari internazionali e per la mancanza di una dottrina coerente, Obama è costretto a ridefinire la sua visione. Un compito difficile dopo anni di sbandamenti tra approccio Realpolitik e scatti idealisti, tra istinto pacifista e uso massiccio di bombardamenti con i droni, ulteriormente complicati dai disastri diplomatici con la Russia, il caos geopolitico in Ucraina, la crisi umanitaria in Siria e l’impasse con l’Iran. Anche l’ultima beffa, quella di essere stato sostituito dal Papa nel tentativo di accordo tra arabi e israeliani non depone a favore della leadership obamiana.
E insomma, a West Point, proverà a confutare le accuse di isolazionismo e a rilanciare l’interventismo. Un passo oltre, si dice, rispetto al leading from behind, al guidare il mondo dal sedile posteriore coinvolgendo gli altri. La parola d’ordine questa volta è “interventismo, ma senza esagerare”. Insomma, la dottrina manzoniana dell’Adelante, Pedro, con juicio.

Il ritorno della geopolitica
di Massimo Morello (Rivista Studio)

La geopolitica è tornata. Lo dicono gli analisti, su riviste specializzate, come Foreign Affairs, e generaliste, come Time. Lo dicono i fatti di questi mesi, a cominciare dalla contesa tra Russia e Ucraina, Stato-cuscinetto. Lo dicono gli archivi infiniti di mappe, che i governi commissionano a società private. Nel suo archivio la DigitalGlobe Inc, contractor del Pentagono per fornire informazioni sulle “Dark Areas” del pianeta, ha quattro miliardi di chilometri quadrati d’immagini geospaziali.
«E poi ci sono le mappe dei sogni…» inizia a raccontare il Cartografo mentre costeggiamo la costa cambogiana. Era la sua base per disegnare le carte delle isole. Prima aveva fatto lo stesso lavoro tra Tibet e Nepal. Le mappe dei sogni non rappresentano luoghi fantastici. Sono mappe di luoghi reali, ma che si credevano leggendari, tracciate seguendo un mito, un racconto. Com’è accaduto a lui: «Mi dicevano che in un sentiero himalayano c’era una porta che si apriva in una valle… ». È così che ha disegnato la carta della Naar Phu, la valle himalayana dove si entra attraverso una porta. Navigando tra le isole e raccontandoci storie, alle mappe dei sogni si sono sovrapposte quelle delle possibili rotte del volo fantasma MH370. Che a loro volta, inizialmente, intersecavano quelle del Mar della Cina del Sud, possibile teatro di un’altra guerra mondiale.

'Trashed': viaggio nel regno dell'immondizia globale
di Emiliano Fittipaldi (l'Espresso)

Nel docu-film di Candida Brady il celebre attore Jeremy Irons è una sorta di nuovo Virgilio nei gironi danteschi della sovrapproduzione di rifiuti mondiale. Dal Ghana all'Italia, il racconto dei rischi che corriamo. E della catastrofe che ci attende se non sapremo fare marcia indietro.

Dal Libano allo Yorkshire, dalla Grecia al Vietnam, dagli inceneritori islandesi che inquinano i fiordi immacolati fino all'Oceano Pacifico che ospita isole di plastica grandi come la Spagna: Trashed, il docu-film di Candida Brady (2012) è un viaggio dantesco dentro il regno della monnezza globale, con Jeremy Irons nella parte di Virgilio.

 

MERCOLEDÌ 28

 

La scossa di Renzi al vertice europeo
“Si cambi, sono qui a rappresentare uno dei più grandi paesi dell’Unione”
(La Stampa)

«Per salvare l’Europa bisogna cambiare l’Europa» e «la discussione di oggi è andata nella direzione giusta. Nelle prossime settimane dobbiamo verificare se questo atteggiamento produrrà passi in avanti significativi» dice Renzi lasciando il consiglio informale Ue. «L’Europa ha parlato con un linguaggio molto duro rispetto anche alle aspettative di tanti. In Italia abbiamo qualche responsabilità in più: la più alta affluenza al voto ed il nostro, il mio, partito, che ha ottenuto il maggior numero di voti in termini assoluti. Un risultato significativo. 11 milioni di voti sono un risultato significativo, hanno sconfitto il populismo ma hanno chiesto di cambiare l’Europa». 

Vertice a Bruxelles, Renzi: "Cambiare l'Europa, siamo nella giusta direzione"
(Repubblica)

"Se vogliamo salvare l'Europa dobbiamo cambiare l'Europa". E' questo il messaggio consegnato dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ai partner Ue durante la cena informale tra i capi di Stato e di governo in corso a Bruxelles. E al termine del vertice, poco prima della mezzanotte, commenta: "La discussione di oggi va nella giusta direzione". Mentre arriva l'annuncio che il presidente Ue Herman Van Rompuy ha ricevuto il mandato di  avviare le consultazioni con il Parlamento Ue che porteranno alla nomina del prossimo presidente della Commissione.

Un centrodestra diviso si scopre ostaggio della sinistra renziana
di Massimo Franco (Corriere)

Un governo che non nascondeva il proprio affanno, adesso appare blindato.E l’insistenza con la quale FI e Nuovo centrodestra rivendicano il proprio ruolo essenziale per realizzare le riforme,dall’esterno e dentro la maggioranza, non riesce a cancellare una realtà cruda: che la coalizione oggi ha un perno quasi autosufficiente nel Pd renziano; e gli altri devono fare i conti con rapporti di forza stravolti dalle europee. Quando Silvio Berlusconi conferma «un’opposizione responsabile», certifica che l’asse istituzionale col premier reggerà. E negli avvertimenti di Angelino Alfano a Palazzo Chigi, si indovina il timore di essere schiacciato da un’alleanza squilibrata.

Forza Italia, la verità
di Alessandro Sallusti (Il Giornale)

Matteo Renzi (complimenti al vincitore) è il più furbo di tutti e getta acqua sul fuoco minimizzando un trionfo.
Angelino Alfano, che furbo non è, si esalta invece per una sconfitta spacciata per un successo. Fa il duro, Alfano, con Forza Italia («quando sono pronti mi telefonino»), fa l'arrogante con Renzi («siamo un pilastro, il suo non è un governo monocolore»). Urge che qualcuno alzi sì la cornetta, ma per spiegargli che, al netto del decisivo contributo di Casini (almeno l'uno per cento), il Nuovo Centrodestra si è fermato sotto il tre. Un risultato inferiore a quello degli eroici Fratelli d'Italia, dei comunisti salottieri di Tsipras, meno della metà dei voti della Lega di un ottimo Salvini. In una seconda telefonata lo si potrebbe mettere davanti a un'altra amara realtà. Il governo, in effetti, non è monocolore puro: sul rosso sgargiante del Pd al 40 per cento c'è una macchiolina neppure visibile ad occhio nudo, quella appunto dell'Ndc.
Capiamo l'imbarazzo. Ci saremmo aspettati non dico un mea culpa, ma almeno una autocritica per aver inutilmente mutilato Forza Italia.

Il commento di Vittorio Feltri 

Il commento di Marcello Veneziani

Tommaso Currò: "Adesso Grillo mantenga la promessa e si dimetta"
di Luca Sappino (l'Espresso)

«Grillo ha detto che si sarebbe dimesso? Bene, si dimetta». Tommaso Currò è uno dei deputati più critici nel Movimento 5 stelle, da sempre. Ha sempre detto la sua, ballando sul filo dell’espulsione. Ora continua, ben consapevole del rischio: «Mi caccino pure». Lui però al tavolo delle riforme con Renzi vuole sedersi: «Sono di buona voltontà, e altrimenti le riforme Renzi le fa da solo con Berlusconi». «Non possiamo continuare a stare in parlamento per offendere la Boldrini», dice Currò convinto che il risultato elettorale sia conseguenza anche dell’attività in aula. Grillo cambi tono, dunque, e cambi pure il rapporto con gli eletti. Cambi Grillo e cambino i vari Di Battista e Di Maio, i fedelissimi che «si credono più puri del puro». Basta con i soliti volti in tv: «Io lavoro sodo, sono un parlamentare e non voglio che mi dicano “tu non puoi andare a parlare, non puoi andare ospite in quel programma”. Ora basta».

Ecco perché scompare la classe media
di Stefania Medetti (Panorama)

La classe media è in via d’estinzione, parola di William Dudley, presidente della sede di New York della Federal Reserve. Parlando dello stato di salute delle economie di New York, del New Jersey e degli Stati Uniti, Dudley ha illustrato “cambiamenti significativi e duraturi nella natura del lavoro”. Per quanto la tendenza ha messo radici prima della crisi, durante il post 2008 c’è stata un’accelerazione, fa notare Business Insider .
Risultato: i lavori di livello medio, ovvero con un reddito compreso fra 35 e 42mila dollari, si sono ridotti fortemente. In particolare, i posti di lavoro per queste professioni sono calati del 9,3% dal 2007 al 2010. Per contro, i lavori altamente qualificati hanno perso nello stesso periodo l’1% e i lavori poco qualificati hanno segnato -2,6%. Le più toccate, dunque, sono professioni nell’ambito dell’educazione, dell’arte e dell’intrattenimento, delle costruzioni, dei servizi amministrativi, produttivi e di trasporto. La tendenza ha trovato conferma durante la ripresa, quando le professioni medie sono cresciute soltanto dell’1,9%, mentre nello stesso periodo, fra il 2010 e il 2013, le professioni più qualificate – manager, avvocati, ingegneri, medici e scienziati – hanno registrato un incremento del 7,8% e quelle meno qualificate hanno messo a segno +6%.

Bagno di sangue a Donetsk
Cento morti e città nel caos
Ultimatum di Kiev ai ribelli
(La Stampa)

Precipita la situazione a Donetsk, cinta d’assedio dalle forze militari ucraine che hanno intimato ai ribelli separatisti di lasciare la città, o verranno «colpiti con precisione». Una minaccia che ieri si è trasformata in bagno di sangue. Almeno 100 gli uccisi nella battaglia per l’aeroporto internazionale della città, dilagata presto nei quartieri residenziali limitrofi. E arrivata a lambire la stazione centrale, a due passi dalla zona degli alberghi affollati di giornalisti stranieri e civili in cerca di rifugio.

Il presidente russo Vladimir Putin ha colto l’occasione di una telefonata con il premier Matteo Renzi per sottolineare la «necessità di porre fine immediatamente all’operazione militare «punitiva» nelle regioni sud-orientali e di stabilire il dialogo pacifico tra Kiev e i rappresentanti locali».

Ultimatum Kiev a ribelli Donetsk
(Ansa)

"Una bomba è esplosa danneggiando parte della linea ferroviaria del Donbass": lo riferisce l'agenzia russa Interfax citando media locali e senza fornire altri dettagli. Il Donbas è una regione sul Bacino del Donec che abbraccia le regioni ribelli di Donetsk e Lughansk.

Le autorità di Kiev, riferisce Fox News, hanno lanciato un ultimatum ai ribelli di Donetsk: "Lasciate la città o verrete colpiti con precisione". L'ultimatum sarebbe prossimo alla scadenza, secondo l'emittente Usa.

Le unità dell'Osce di cui si sono persi i contatti da ieri sono state "trattenute nei pressi di Donetsk": lo annuncia il ministro degli Esteri estone Urmas Paet, citato da Interfax. Un osservatore Osce è di nazionalità estone.

L'aeroporto di Donetsk è di nuovo "pienamente controllato" dalle forze armate di Kiev Lo sostiene il ministro dell'Interno ucraino, Arsen Avakov. Non è però chiaro chi controlli lo scalo e si sentono ancora spari ed esplosioni.

Aspetta l'estate, Cardarelli
Giordano Bruno Guerri (I Fiori del Male)

Vincenzo Cardarelli è stato uno dei massimi poeti italiani del Novecento. Personaggio riservato, girava d'estate per Via Veneto in cappotto. Giordano Bruno Guerri ce lo racconta e ce lo legge.

 

 

 

MARTEDÌ 27 

 

La diga utile del premier
di Angelo Panebianco (Corriere)

Non prevista dai sondaggi né, probabilmente, dallo stesso Matteo Renzi, l’entità del successo del Pd modifica il quadro politico. Scelte e strategie dei protagonisti cambieranno, forse radicalmente. Per mettere nella giusta luce quel successo, e per soppesarne i possibili effetti, occorre leggere con attenzione i risultati elettorali. Sono necessarie due premesse. Non bisogna dimenticare il carattere sui generis delle elezioni europee. Anche se i loro effetti politico-istituzionali sono assai rilevanti (determinano la composizione del Parlamento europeo e le coalizioni che vi si formano), per il grosso degli elettori - non solo italiani - resta confusa, poco chiara la posta in gioco. Ciò spiega la bassa affluenza al voto (nel nostro Paese è stata del 58,6%) e il fatto che le campagne elettorali si concentrino sulle questioni «interne», con pochi, retorici, riferimenti all’Europa. Per i più, le Europee sono un sondaggio che misura le forze dei partiti: si vota pro o contro il governo. In questo senso, Beppe Grillo aveva ragione quando diceva che queste sono elezioni «politiche». Ma con una particolarità: gli elettori sono liberi dai vincoli che li condizionano nelle elezioni nazionali, «non votano con il portafogli», non mettono in gioco i propri interessi, fanno meno calcoli di convenienza. Per conseguenza, se si recano alle urne, sono più propensi a votare «in libertà». Confusione sulla posta in gioco, bassa affluenza, e meno vincoli di convenienza, rendono le elezioni europee non confrontabili con le Politiche. Raramente gli esiti delle prime anticipano gli esiti delle seconde.

Il doppio mandato che Renzi non può tradire
di R. Napoletano (Sole 24 Ore)

Non è un voto su Matteo Renzi, ma è un voto sull'Italia. Forte di un indubitabile (personale) mandato elettorale, il premier sceglie le parole giuste per riconoscere ai suoi concittadini il merito, altrettanto indubitabile, di avere salvato l'Europa e l'euro e l'orgoglio di averlo fatto con l'intelligenza (politica) di chiedere una nuova Europa e di volerla cambiare in profondità, ma fuori dai populismi distruttivi, nel solco (nobile) tracciato dai Padri fondatori.

Con queste parole e il richiamo alla foto del Nazareno («Non c'è un leader solo, in Italia si può cambiare»), Renzi ha mostrato di cogliere il senso (profondo) della speranza «più forte di tutte le paure» che si leva dal Paese. C'è un doppio mandato a cambiare, in casa e in Europa, da far tremare i polsi, ma la bellezza di quest'Italia uscita dal voto è che il mandato poggia su un dato storico (il Pd oltre il 40%) e certifica la capacità degli italiani di guardarsi dentro, nei momenti difficili, e prendersi le proprie responsabilità.

L'ondata populista non esiste, la caduta di Grillo è da festeggiare
Il commento di Giuliano Ferrara 

Perché ha vinto Renzi
di Christian Raimo (Il Post)

Nessuno si aspettava un risultato così clamoroso per il PD. Figuriamoci io, che scrivevo due giorni fa un articolo in cui dicevo che era spompato. Nessuno tranne Matteo Renzi stesso che nel 2012, nella corsa alle primarie contro Bersani, dichiarava: «Il mio Pd può arrivare al 40%, il loro al massimo al 25». Ha avuto ragione, e altri – molti, mi ci metto nel mucchio – hanno avuto torto. Ma i motivi (i meriti e le fortune, del resto occorre essere golpe et lione) per cui Renzi ha stravinto sono molteplici, proviamo a elencarne solo i primi che saltano all’occhio.

Riforme prima dell’estate 
di Fabio Martini (La Stampa)

Era stata una battuta molto lusinghiera, quella che Barack Obama aveva usato con Matteo Renzi in un colloquio a tu per tu due mesi fa e, per la verità, il ciarliero presidente del Consiglio non l’ha mai propalata. Disse il presidente degli Stati Uniti, sui divani di Villa Madama: «Matteo, tu puoi diventare un modello in Europa». Quella frase impegnativa deve essere tornata alla mente di Renzi in queste ore, adesso che il premier - forte di un mandato popolare impetuoso - vede aprirsi davanti a sé un orizzonte arioso. Come spendere questo bonus, questo surrogato europeo che lo ha finalmente legittimato a palazzo Chigi? In queste ore, chiacchierando con i suoi collaboratori più stretti - Graziano Delrio, Luca Lotti, Maria Elena Boschi - ha messo a fuoco e deciso il ruolino di marcia da qui alla pausa estiva di inizio agosto. Tre missioni ben scandite e che si possono riassumere in una espressione che Renzi non ha usato, ma che le racchiude: diventare il presidente di tutti.  

Italicum e Senato, riemergono le riforme
Il premier conta di chiudere entro luglio
di Maria Teresa Meli (Corriere)

«L’Italicum? Al più presto. La riforma del Senato? Prima ancora. E comunque entro luglio, ho parlato anche di questo con Giorgio Napolitano»: Matteo Renzi sembra rinato. Ed è pronto ad andare avanti anche con il contributo di quei parlamentari del Movimento 5 Stelle che «si sono scocciati di abbaiare alla luna e di non ottenere nulla».
«Ragazzi - è stato il suo esordio - la gente ormai ci chiede di essere ancora più veloci di quanto noi abbiamo immaginato e promesso, quindi non possiamo perdere altro tempo, né abbassare l’asticella delle nostre ambizioni». Per dirla in parole povere: «Non molliamo di mezzo centimetro le nostre ambizioni e le nostre richieste sulle riforme».

E la pancia M5S sul web attacca “il popolo di pecoroni”
di Mattia Feltri (La Stampa)

La colpa, scrive uno che su twitter si firma Regan McNeil, è degli anziani: «Ricordate che ci accusavano di non avere ideali? Sono gli stessi che ci hanno venduto per 80 euro». La colpa, più in generale, è degli italiani che si «sentono rappresentati da Pinocchio dato che loro stessi sono disonesti», scrive Fortunato Corigliano. E al «78 per cento di loro va bene il sistema del finanziamento pubblico, della corruzione, della disonestà», scrive LatinaGaia.  È colpa di un «popolo di pecoroni», scrive Desiree Maiorino.

Segnali all’Europa per un cambio di passo
(Osservatore Romano)

Il blocco del Partito popolare (Ppe) mantiene la leadership all’interno del Parlamento europeo con 214 seggi, ma a vincere sono soprattutto i partiti euroscettici e antieuropeisti, che avranno oltre 140 rappresentanti, pur non costituendo un blocco omogeneo.
E’ questo l’esito delle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo nei ventotto Stati dell’Ue, con i socialisti che perdono sette seggi, passano da 196 a 189, e i liberali che restano il terzo gruppo parlamentare (71 deputati), seguiti dai Verdi (52). Tutte e quattro le formazioni filoeuropee hanno però perso voti e seggi (523, contro i 612 del 2009). In crescita la sinistra radicale, che passa da 35 a 45 deputati, mentre risulta al momento complessa la situazione nell’estrema destra, con il gruppo di euroscettici che ruota attorno all’Ukip britannico di Nigel Farage con 36 seggi e i partiti alleati con il Fronte nazionale di Marine le Pen (gli austriaci della Fpö e gli olandesi del Pvv) che avranno i numeri per formare un proprio gruppo, con 40 deputati, metà dei quali francesi. L’autentico terremoto politico anti-Ue è partito dalla Francia, con la clamorosa, anche se annunciata, affermazione del Fronte nazionale (25 per cento).

"Vi spiego come mia figlia cambierà questa Europa"
Il fondatore del Front National: "Grazie a Marine tutti hanno capito che il vero tema è l'immigrazione. I rifugiati? Vadano in Arabia"
di Gaia Cesare (Il Giornale)

Jean-Marie Le Pen, il Front National da lei fondato nel 1972 trionfa in Francia. Sembrava impossibile, invece «l'onda blu» sta inondando il Paese.
«Non è più un'onda. Ora è uno tsunami. Siamo una forza nuova che al netto delle performance, nel rapporto tra investimenti e risultati, è di gran lunga la migliore. Di gran lunga».

Marine chiederà la chiusura delle frontiere dell'Unione?
«Sì».
Ci sono persone che fuggono da guerre.
«Fuggano in Arabia saudita, in Qatar e in Paesi così ricchi».
Per questo lei e il partito siete definiti razzisti.
«Insisto: la prima volta che fui eletto deputato, il numero due in lista era un nero».

Il nodo da sciogliere: con chi si alleerà il Front national?
«Vedremo. Abbiamo una carta di valori, chi è d'accordo con quella carta potrà partecipare al nostro gruppo».
Ci sarà l'Ukip di Nigel Farage?
«Lui non vuole saperne di noi e noi non vogliamo saperne di lui. Dice che abbiamo un dna antisemita e io dico che lui ha un dna corrotto».

Messico, lascia il subcomandante Marcos
(Avvenire)

"Se mi permettete di definire Marcos, il personaggio, allora direi senza esitazioni che è stato un travestimento pubblicitario". Con il suo solito stile ironico il subcomandante Marcos ha annunciato l'abbandono della direzione dell'Ezln, il movimento zapatista messicano, che fece irruzione nel 1994 sulla scena internazionale prendendo il controllo di cinque comuni del Chiapas in concomitanza con l'entrata in vigore del Nafta, il libero trattato commerciale fra Messico, Usa e Canada.

Marcos non aveva fatto più apparizioni in pubblico fino a sabato scorso, in occasione dei funerali di un membro dell'Ezln nella città di Las Margaritas, ucciso in uno scontro a fuoco con una comunità contadina all'inizio del mese. La sua sparizione aveva alimentato voci su una possibile grave malattia. "La sostituzione del Comandante non avviene né per malattia, né per decesso, né per mutazioni interne o per epurazioni, ma è dovuta ad alcuni cambiamenti interni che hanno già riguardato o riguarderanno l'Ezln", si legge in un comunicato del movimento zapatista.

 

 

LUNEDÌ 26

 

Renzi stravince il «derby» con Grillo
Pd al 40,8%, M5S 20 punti indietro
(Corriere)

Matteo Renzi aveva detto che il voto europeo, sul fronte italiano, sarebbe stato un «derby» tra speranza e rabbia. E stando ai numeri quel derby alla fine lo ha vinto lui. Il Partito Democratico strappa il 40,8% dei consensi contro il 21 ,2 del Movimento 5 Stelle e il 16,8% di Forza Italia. Più di 11,1 milioni di italiani hanno votato per il nuovo Pd dell'ex sindaco di Firenze, 5,8 milioni per M5S: quasi un doppiaggio.

Beppe Grillo è il grande sconfitto di questa tornata elettorale. I 17 europarlamentari che dovrebbe avere conquistato non sono pochi, ma il M5S puntava a ben altri risultati. Soltanto nella circoscrizione dell’Italia insulare le distanze sono contenute: 34,9 al Pd e 27,35 al Movimento, con circa 170.000 voti di scarto. Quindi il sorpasso non c'è stato e l'hashtag #vinciamonoi ora suona beffardo (anzi, viene sbeffeggiato). L’ex comico deve fare i conti non solo con un netto calo di consensi rispetto alle elezioni politiche dello scorso anno, ma anche con un distacco pesantissimo dal suo principale avversario - 20 punti sono di fatto un altro partito - che sembra difficilmente colmabile nel breve periodo.

E' il Pd dei record. Strabattuti M5S e Forza Italia. Lega Nord ok, Ncd e Tsipras sul filo 
(Repubblica)

Trionfa il Pd di Matteo Renzi che, con un dato intorno al 41%, batte il record di Veltroni del 2008 e stravince in tutte cinque le circoscrizioni, diventa il primo partito dell’area socialdemocratica europea, arriva quasi a doppiare l’M5S e a superare la somma di grillini e Forza Italia. Non solo, il Partito Democratico resta l’unica forza politica italiana a superare il dato assoluto del 2013 (in percentuale sale del 15%) e fa capire a tutti che sarebbe in grado di vincere da solo eventuali elezioni politiche con l’Italicum. Cinque dati tutti in positivo, un pokerissimo che esce dalle carte in mano di Renzi e costringe in un angolo grillini e berlusconiani.

I Risultati in Italia

La mappa d'Europa

Europee, Renzi asfalta Grillo
di Luca Romano (Il Giornale)

Il Pd di Matteo Renzi stravince le elezioni europee quasi doppiando il M5S: un risultato, questo, non immaginabile prima delle urne.
Forza Italia si ferma al 16,7% mentre Ncd di Angelino Alfano supera, sia pure di poco, la fatidica soglia per entrare nel parlamento europeo, facendo segnare il 4,4% dei consensi. 
Se i risultati dovessero essere confermati anche la Lista Tsipras ce la farebbe, anche se di un soffio: al momento è attestata al 4,0%. Semaforo rosso invece per i Fratelli d'Italia, fermi al 3,6%. La Lega Nord fa registrare il 6,3%. Clamorosa debalce per il cartello centrista "Scelta europea", cui aderivano, tra gli altri, Scelta civica, Fare e altri: si ferma allo 0,7%. Tra gli altri piccoli registriamo l'Italia dei valori (0,6%), Verdi (0,9%), Svp (0,5%) e Io cambio (0,2%). Affluenza tutto sommato buona rispetto agli altri paesi europei: siamo al 57,22%.

Grillo, missione incompiuta
Gelo dopo l’euforia in piazza
di Jacopo Iacoboni (La Stampa)

Ancora ieri Grillo aveva detto di sperare in qualche voto in più del Pd. Le cose, dopo mezzanotte, sembravano essere andate molto diversamente. Il M5s si ferma e perde più di due milioni di voti rispetto alle politiche, non ha totalmente intaccato l’avanzata di Renzi, che doppia i cinque stelle. E Grillo potrebbe esser tentato dal dire: «Gli italiani vogliono questo».

È un classico, anche del suo approccio. Non esser stati capiti significa che «il Paese vuole questo»; anche se poi sul risultato, ancora dopo la mezzanotte di ieri, a Milano ripetevano che non era ancora possibile trarre conclusioni, ma non potevano negarsi che una sorpresa c’è stata, e per loro non piacevole: «Ci confermiamo nello stesso range delle politiche», avevano esordito.

Tracollo di FI, Berlusconi: “Ho tirato io la volata a Renzi”
di Ugo Magri (La Stampa)

Nemmeno nei suoi peggiori incubi, Berlusconi avrebbe immaginato un tonfo di tali proporzioni. Non solo lui precipita ai minimi termini (sperava nel 25 ma si sarebbe accontentato del 20); quel che è peggio, Renzi trionfa. E d’ora in avanti non avrà certo bisogno di Forza Italia per spingere avanti le sue riforme: potrà imporle con la minaccia che, in caso di resistenze, asfalterà tutti... Insomma, l’ex Cavaliere sembra relegato nel limbo dell’irrilevanza. 

Forza Italia, Silvio Berlusconi teme la rivolta nel partito
(Libero)

Un giorno cruciale, per Silvio Berlusconi: queste elezioni Europee, per lui, sono forse le più importanti di sempre. In ballo c'è tanto, quasi tutto, a partire dal futuro di Forza Italia. Rinchiuso ad Arcore, il Cavaliere guarda in alto: "Prego". L'ex premier attende con ansia i risultati. Se fossero negativi, molto negativi, dunque inferiori (e magari non di poco) al 20% nel partito potrebbe scattare la rivolta dei colonnelli, dei big di vecchia data, contrari alla nuova gestione, ai Toti e alle Marie Rosarie Rossi. Primo dei riottosi, Raffaele Fico, curiosamente capolista proprio come il suo primo "rivale", Giovanni Toti.

Terremoto Francia: le Pen al 25% 
Boom euroscettici in Gran Bretagna
(Corriere)

L’estrema destra di Marine Le Pen primo partito in Francia con il 25,1% dei voti. Boom degli anti-europeisti dell’Ukip di Nigel Farage in Gran Bretagna, che raccolgono il 27,5% dei suffragi. A scrutini ancora in corso si disegna un nuovo Parlamento europeo composto di 212 seggi (su 751) al Partito popolare (ne avevano 274), 186 ai socialisti (che erano a 196), 129 agli euroscettici, una settantina per i liberali, 55 per i verdi e 43 per la sinistra di Tsipras (ne avevano 35). L'Efd (di cui fa parte la Lega) sale a 36 seggi dai 31 del 2009.
Sul fronte dell’affluenza, l’astensionismo non ha vinto. La quota dei votanti nei 28 Paesi dell’Ue è stata, secondo la prima stima dell’Europarlamento, del 43,9% rispetto al 43% delle elezioni del 2009: un’inversione di tendenza dato che dal 1979 il numero di votanti era sempre andato in calando.
«Il Ppe rivendica la presidenza della Commissione europea» commenta subito via Twitter il candidato popolare alla presidenza della Commissione europea Jean-Claude Juncker, mentre il presidente della Commissione Ue, Josè Manuel Barroso, ha auspicato una convergenza tra le forze «europeiste». I liberali si confermano la terza forza politica del Parlamento europeo (in calo) e in quanto tale sono pronti a partecipare a una coalizione «se ci sarà un programma chiaro», ha chiarito il leader Guy Verhofstadt: «La nuova maggioranza dovrà essere d'accordo di andare avanti nell'integrazione europea, continuando a fare riforme ma diventando un motore per la crescita».

Europee, come cambia il parlamento a Strasburgo dopo le elezioni
di Antono Pollio Salimbeni (Il Sole 24 Ore)

Forte avanzata delle forze euroscettiche e anti-Ue di destra, ma il Parlamento europeo non sarà «ingovernabile». È questo il quadro emerso dal voto al quale ha partecipato il 43,09% degli elettori contro il 43% della precedente tornata: è la prima volta che si verifica una stabilizzazione della partecipazione al voto dal 1979, quando si espresse quasi il 20% di elettori in più.

Il Partito popolare europeo è risultato largamente in testa con 212 seggi (28,2%), seguito dal Pse con 186 (24,7%), dai liberali con 70 (9, 3%), dai verdi con 55 seggi (7,3%). Questi quattro partiti dispongono in totale di 523 seggi su 751 rendendo possibili maggioranze pro-Ue. Quinto partito i Conservatori e riformisti europei di cui fanno parte tra gli altri i "Tories" britannici e il polacco Legge e Giustizia con 44 seggi (5,8%). Il gruppo della Sinistra unita (cui aderisce la lista Tsipras) avrà 43 seggi (5,73%).

 

Ci siamo dimenticati qualcosa? Sentitevi liberi di segnalarci notizie, e di dire la vostra

Nessuna risposta inviata