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Giuseppe Argentieri

3 anni fa
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La corte costituzionale tedesca che tiene in ostaggio l'euro: un'ombra sul vertice di Berlino
di Federico Fubini (Repubblica)

È un anno e mezzo che la Corte costituzionale tedesca tiene sotto scacco la Banca centrale europea di Mario Draghi. Lo scudo che protegge i Paesi più deboli dagli accessi di panico del mercato qui è sul banco degli imputati da quando 43 mila cittadini tedeschi, sotto le insegne del gruppo "Più democrazia", hanno presentato ricorso contro il programma di acquisti di titoli di Stato da parte della Bce. La possibilità dell'Italia di sostenere e ripagare il suo debito passa anche da qui, perché la Corte federale costituzionale tedesca ha il dito sul pulsante nucleare che può far saltare l'euro.

Attesa per il vertice italo-tedesco. Renzi: 'Non finiremo dietro lavagna'
(ANSA)

Il rilancio del processo di sviluppo dell'Unione Europea, in vista del semestre di presidenza italiano, la crisi ucraina e i rapporti economici bilaterali saranno i temi al centro del vertice intergovernativo italo-tedesco in programma a Berlino, guidato dalla cancelliera Angela Merkel e dal premier Matteo Renzi, a cui parteciperà anche una folta delegazione di ministri.

La crisi ucraina sarà il tema principale sul fronte internazionale. Il confronto, a Berlino, si svolgerà poche ore dopo gli esiti del Consiglio Affari Esteri di Bruxelles - a cui partecipano i ministri Mogherini e Steinmeier - in cui si decideranno sanzioni contro la Russia. E si farà anche il punto sui solidi rapporti economici bilaterali: la Germania è il partner principale dell'Italia e i due sistemi produttivi registrano un buon grado di integrazione con alleanze e collaborazioni di rilievo in campo industriale e finanziario.

F35, Pinotti: "Immaginiamo di razionalizzare. Chiuderemo 385 caserme"
(Il Fatto Quotidiano)

l ministero della Difesa è pronto a fare la sua parte per i risparmi e la spending review, in particolare a tagliare il personale, a chiudere 385 caserme o presidi, per poi vendere gli immobili. E “immaginare una razionalizzazione” degli F35. La dichiarazione d’intenti è del ministro Roberta Pinotti che, intervistata da Maria Latella a SkyTg24, ha annunciato che entro un mese arriverà in consiglio dei ministri un provvedimento ad hoc e che sarà allestita una task force attiva 12 ore al giorno “per dare risposte, per non perdere tempo per mettere i beni della Difesa a disposizione dei Comuni, degli enti locali e anche dei privati. Da tanti anni ci sono immobili fermi, risolvere questo problema non sarà semplice ma è un dovere patriottico”.

Un'Europa in cerca di equilibrio
di Alessandro Leipold (Il Sole 24 Ore)

Ben prima che si parlasse di vincoli europei, si è parlato molto e a lungo dei "lacci e lacciuoli" che impastoiano la nostra economia. La frase, comunemente attribuita a Guido Carli nel lontano 1970, fu in effetti già usata prima da Luigi Einaudi. Entrambi la utilizzavano nella stessa accezione, per indicare i numerosi ostacoli che soffocavano l'economia italiana e ne falciavano il potenziale. Ed entrambi avevano in mente ostacoli del tutto domestici. Sarebbe certo ingeneroso ritenere che nulla si sia fatto da allora per superare molti di questi ostacoli. Ma resta che i freni principali alla ripresa economica italiana non sono quelli azionati da Bruxelles, ma sono zavorre accuratamente made in Italy.

Si pensi solo all'eccessivo costo della pubblica amministrazione, l'inefficienza della stessa, l'intreccio di caste corporative, la regolamentazione bizantina del mercato del lavoro, il fardello del debito pubblico, e via dicendo. I lacci e lacciuoli coi quali l'Italia s'è legata da sola non possono che essere sciolti dal Paese stesso, imboccando con decisione la strada maestra delle riforme. È questo il terreno sul quale tutti attendono il governo Renzi, con aperture di fiducia largamente dettate dalla sensazione che si tratta, alla fin fine, dell'ultima spiaggia. Se quello delle riforme strutturali è il terreno di prova primario del governo, è però anche fondamentale un'applicazione economicamente intelligente delle regole europee.

Coro sprezzante contro Alessandra MussoliniSegno di come siamo caduti in basso
di Piero Sansonetti (Gli Altri)

La violenza e la volgarità con la quale giornali e cittadini si sono scagliati contro Mussolini è un pessimo spettacolo. E’ un altra dimostrazione del fatto che il livello della nostra civiltà sta mostruosamente abbassandosi. Qualcuno dice: “Ma Alessandra Mussolini ha idee molto reazionarie sul sesso e sui comportamenti sessuali, e quindi ora deve pagare la sua incoerenza”. Ma quale diavolo sarebbe l’incoerenza, forse è lei che ha fatto sesso con dei ragazzi minorenni?

La Crimea vota l'annessione alla Russia
(Il Post)

Secondo i risultati preliminari riportati da Mikhail Malyshev, capo della Commissione organizzatrice del referendum, circa il 95,5 per cento ha votato a favore dell’annessione della Crimea alla Russia, e l’affluenza è stata dell’82,71 per cento.

Putin: Crimeans expressed their will in full accordance with intl law, UN Charter
(Russia Today)

Il referendum in Crimea è stato pienamente conforme con le regole del diritto internazionale, così il presidente russo Vladimir Putin a Barack Obama, dopo che la stragrande maggioranza dei cittadini della Crimea hanno espresso la loro volontà di unirsi alla Russia.

Obama ha detto che gli Stati Uniti e la "comunità internazionale" non "riconosceranno mai" il risultato del referendum "amministrato sotto minaccia di violenza e intimidazioni", così il portavoce della Casa Bianca.

Nonostante le differenti visioni sulla situazione in Ucraina, i leader della Russia e degli Stati Uniti hanno concordato di dover agire di concerto per aiutare a stabilizzare la situazione del paese.

Crimeans vote in referendum on whether to break away from Ukraine, join Russia
di Carol Morello, Pamela Constable e Anthony Faiola (Washington Post)

Il voto a favore della secessione dall'Ucraina era ampiamente previsto; la componente russa costituisce più del 60% della popolazione della Crimea, e la regione è storicamente legata alla Russia.
Ma il voto potrebbe solo complicare la più grande contrapposizione tra Russia e Occidente dalla fine della Guerra Fredda e aumentare l'insicurezza nel resto dell'Ucraina e in altri paesi dell'ex Unione Sovietica.

Il rischio che lo Zar rilanci
di Gianni Riotta (La Stampa)

L’Europa e gli Stati Uniti sono perplessi. Davanti alla Crimea, da sempre legata a Mosca e solo nel 1954 ceduta all’allora repubblica sovietica dell’Ucraina, né il cauto Obama né la prudente signora Merkel, alzeranno il tiro, tanto più che gli americani sono, come la Teresa Batista del vecchio romanzo di Jorge Amado, «stanchi di guerra» e gli europei legati al petrolio e al gas russi (Svezia e Gran Bretagna pressano per sanzioni dure, Spagna e Italia per sanzioni wafer, la Germania media). Ma se Putin marciasse verso ovest e il confine Nato della Polonia, malgrado tutte le paure e le riluttanze occidentali, qualche cosa si romperà.

Le quattro ucraine
(Repubblica)

Sullo sfondo degli scontri in parlamento e nelle piazze di Kiev il rischio di una frammentazione del paese, "una terra di confine" tra Russia, Unione Europea e Turchia, attraversata da gasdotti e oleodotti di vitale importanza che portano gli idrocarburi russi in Europa

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