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Giuseppe Argentieri

3 anni fa
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Alla ricerca di una umanità smarrita
di Guido Brunetti (Neuroscienze)

Noi siamo “progettati”, come corpo e come mente, per vivere insieme e prenderci cura l’ uno dell’ altro, e abbiamo una tendenza a giudicare gli altri in termini morali. La moralità- il bene e il male - viene pertanto dal nostro interno, fa parte della nostra biologia. Essa è innata. La morale è anteriore, per De Waal, alla religione.L’altruismo. La compassione, la generosità sono pertanto sentimenti “innati”. L’ altruismo è “radicato” nel cervello dei mammiferi (dal topo all’ elefante), è dotato di gratificazioni intrinseche ed è perciò una tendenza biologica, ereditaria.
Gli animali manifestano “tendenze morali”, cosa che suggerisce che la moralità non sia un’ invenzione umana. Ci sono moltissime prove dell’ altruismo negli animali.Sono state fatte molte scoperte sull’ empatia animale di primati, di canidi, di elefanti e addirittura di roditori. Sono stati documentati migliaia di casi sul modo in cui gli scimpanzé sono sensibili alle emozioni, ai bisogni e allo stress: consolano e aiutano i loro simili stressati, “abbracciandoli e baciandoli”.

La cosa essenziale dell’ empatia è la cancellazione fra sé e l’altro. Ci sono le api che muoiono per  difendere il loro alveare. C’è l’essere umano che si getta  nel fiume  ghiacciato per salvare un estraneo. C’è lo scimpanzé che condivide il suo cibo con un orfano che piange. Un esempio memorabile è quello riportato da Waab di un cane che non si allontanava mai da un cesto nel quale si trovava un suo amico malato, un gattino, senza avergli dato qualche leccatina. Come non vedere in questo comportamento un sicuro segno di affetto e di empatia?

Il segreto della creatività
di Valerio Bassan (Wired)

Attraversare un momento di sconforto nel processo creativo è normale, soprattutto all’inizio: abbiamo la sensazione che le nostre capacità non siano al livello delle nostre idee o del nostro gusto. Percepiamo un “gap”, un divario, tra quello che immaginiamo e quello che riusciamo ad ottenere. Una sensazione comune a molti, ma non per questo meno frustrante.

Illustrando le parole del famoso conduttore radiofonico americano Ira Glass, questo video, piccolo capolavoro di visual storytelling realizzato da Frohlocke, ci spiega perché non dobbiamo arrenderci, e come possiamo vincere la nostra battaglia quotidiana per la creatività.

The Reason Songs Have Choruses
di Alex C. Madrigal (The Atlantic)

Perché le canzoni dovrebbero avere delle parti che vengono ripetute e altre no? Immaginate un film che mostra la stessa scena di 10 minuti ogni 20, o un libro che si ripete dopo ogni capitolo. Eppure, nella musica, il ritornello sembra necessario. E, in molti casi, è proprio la ragion d'essere della canzone.

Un saggio pubblicato da Aeon e scritto da Elizabeth Margulis, direttrice del Music Cognition Lab dell'Università dell'Arkansas, dimostra che la ripetizione è proprio ciò che conta nella musica. Nel 90% del nostro tempo speso con la musica, noi ascoltiamo e riascoltiamo le stesse cose. L'ascolto è, infatti, un processo attraverso il quale noi contribuiamo a creare la musica, trasformando i suoni percepiti dalla nostra mente.

"Sembra che la forza bruta della ripetizione serva a rendere musicali casuali sequenze di suoni, innescando un cambiamento profondo nel nostro modo di ascoltarle", dice Margulis.

Dosso Dossi, Giove pittore di farfalle, Mercurio e la Virtù (1524), conservato nel Castello di Wawel, Cracovia.

Povera ragazza dall'orecchino di perla
di Luca Sommi (i Fiori del Male)

La ragazza col turbante di Vermeer, in mostra in questi giorni a Bologna a Palazzo Fava dà l'occasione a Luca Sommi di riflettere su che cosa sono diventate le mostre oggi, e sul perché andiamo a vederle.

Il ritorno di "Cosmos"
(Il Post)

Le fantastiche immagini scelte dalla NASA per festeggiare la nuova edizione di una leggendaria trasmissione di divulgazione astronomica: ricomincia domenica (16 marzo, stasera alle 20.55) su National Geographic Channel (visibile solo su Sky).

 

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