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Inviato da avatar Giuseppe Argentieri il 19-05-2014 alle 09:49

 

VENERDÌ 23

 

Perché oggi non ci sono i giornali
(Il Post)

Europee, Renzi a piazza del Popolo: "Dobbiamo prendere anche i voti della destra"
di Giovanna Casadio (Repubblica)

C’è un momento in cui Piazza del Popolo scoppia in un lungo e fragoroso applauso: è quando Matteo Renzi avverte di lasciar stare Berlinguer e consiglia a Grillo di "sciacquarsi la bocca" perché il fanatismo non può appropriarsi di una storia che è quella del rigore morale, della sinistra progressista, della tradizione operaia, in una parola di Enrico Berlinguer. Ma la piazza a sorpresa applaude anche quando invita a smetterla "con la puzza sotto il naso"e a conquistare gli elettori di destra: "Toglietevi la puzza sotto il naso. Noi dobbiamo andarci a prendere i voti della destra". 

Il leader M5S: “ Saremo cattivissimi, ma nessuna vendetta”
(La Stampa)

Il palco è lo stesso, la piazza anche, la gente ad applaudirlo più o meno pure: Beppe Grillo torna in piazza Duomo a Milano a poco più di un anno di distanza ancora con Dario Fo al suo fianco con la stessa parola d’ordine di sempre: “Tutti a casa”. Ce n’è un’altra però, ed è quella che dà il nome al tour elettorale per l’Europee: “Vinciamo noi”, ripetono i parlamentari che salgono sul palco prima del loro leader. «Apriremo il Parlamento europeo come una scatoletta di wurstel», aggiunge Grillo. Ma si parte prima dall’Italia dove «vinciamo noi e andremo al governo con il 58% come Roosevelt» perché «è in corso una rivoluzione che manderà tutti a casa: l’ebetino sparirà e spariranno tutti perché non sono niente, sono solo persone mediocri». Il Movimento 5 Stelle è cresciuto, spiega Grillo, «è un sogno condiviso da 10 milioni di persone che è diventato una rivoluzione felice» e quindi «abbiamo già vinto, saremo cattivissimi, ma non abbiamo bisogno di vendetta».

I veri strateghi
di Filippo Facci (Libero)

Certi grillini non fanno più ridere, anzi, cresce una gran voglia di prenderli a calci nel sedere assieme a quei colleghi giornalisti che da anni stendono loro passatoie. Sono una nostra invenzione, Grillo e i grillini: senza la tv e i giornali sarebbero ancora al 3 per cento, altro che internet. Per anni, con la scusa che Grillo non si faceva intervistare, i talkshow hanno mandato in onda ore di suoi comizi solo perché facevano ascolti, ricevendone in cambio l’appellativo di servi e di morti. Ora siamo in un’altra fase e si tollera la calata televisiva di questi brufolosi esagitati, di queste macchinette sparaparole che danno del mafioso a tutti e che vengono ascoltati come se ci fosse un link tra quello che dicono e i voti che prendono: e non fossero solo qualunquismo al cubo, la quota freak del Parlamento. 

Il Cav: "Col M5S si rischiano gravi disordini dopo il voto"
di Sergio Rame (Il Giornale)

"È un eufemismo dire che il voto a Grillo è inutile". A poche ore dall'election day, Silvio Berlusconi lancia un nuovo avvertimento agli elettori. "Gli italiani hanno cominciato a capire chi è veramente...", assicura. La preoccupazione del leader di Forza Italia è che la recessione economica e l'euroscetticismo possano premiare il Movimento 5 Stelle, "un voto assolutamente pericoloso" che potrebbe arrivare a "distruggere la democrazia".

Alla Telefonata su Canale 5, Berlusconi accusa apertamente Beppe Grillo di speculare sulla "disperazione di chi non ha lavoro, di chi si sente finito e sappiamo che con gli ultimi tre governi di sinistra non votati dai cittadini sono aumentati i disoccupati e i poveri". "L'obiettivo di Grillo è distruggere la nostra democrazia, allestire tribunali del popolo per processare politici, giornalisti e chiunque altro non gli vada a genio", continua il Cavaliere facendo notare che il comico genovese dice le stesse cose che diceva Adolf Hitler nel 1932. "Grillo è un aspirante dittatore, non fa ridere - incalza - deve fare paura perché ha le caratteristiche di tutti i più terribili protagoniosti della storia recente, da Robespierre a Pol Pot".

Scorie nucleari, pronto il piano per il deposito. Ma resta fermo “causa elezioni”
di Thomas Mackinson (Il Fatto Quotidiano)

Il fantasma del cimitero nucleare aleggia sull’Italia. Inizierà a materializzarsi presto, ma solo a urne chiuse. Basta il nome, del resto, a far paura alla gente. “Deposito unico delle scorie radioattive”, così si chiama il luogo che, entro una decina d’anni, dovrà custodire 90mila metri cubi di scorie radioattive oggi disseminati in 23 depositi temporanei. Lo prevede una legge del 2010, ma dopo tre anni non si è ancora deciso dove sorgerà, né come sarà. In verità dal 28 febbraio scorso l’Ispra ha messo a punto i criteri per individuare la località più adatta, suo malgrado, a ospitare il sito grande come un campo da calcio, alto come un palazzo di cinque piani, che nessuno vorrebbe sul suo territorio. Puglia, Basilicata, Lazio o Toscana, quali sono le aree più idonee? Impossibile fare ipotesi, perché le indicazioni dell’ente sono rimaste nel cassetto per quasi tre mesi. E a quanto pare, per motivi politico-elettorali.

Londra, un salto nel voto europeo
Si è votato ieri nel Regno Unito, forte l’astensione, scontato il successo del fronte anti-Ue
di Guido Moltedo (Europa Quotidiano)

La foto crudele di Ed Miliband che, schifiltoso, addenta maldestramente un panino col bacon e patatine alle sei e mezza di mattina, il prezzo da pagare se si fa campagna tra la working class. Il Times e tutta la stampa di destra che se la ridono del leader laburista che non sa quanto costa una confezione di pane a fette e non ha idea di quanto spenda una famiglia media per le provviste settimanali.
La gaffe di David Axelrod, la “mente” di Obama arruolato da Miliband per le elezioni del 2015, che storpia il cognome del suo datore di lavoro raddoppiandone la “l” e così collegandolo a un account che si prende gioco di Ed. Quanti guai per il numero uno dei laburisti britannici. Ma, tutto sommato, tempi meno duri di quelli che vivono i suoi diretti rivali, il premier conservatore David Cameron e il suo vice, il liberaldemocratico Nick Clegg. Almeno Miliband porterà a casa un discreto numero di seggi nel parlamento europeo, più di quanti ne abbia oggi, mentre per i due “governativi” la giornata di ieri sarà ricordata come una terribile débâcle. Resa ancora più drammatica dal successo dell’ultrà anti-europeo Nigel Farage.

Gli euroscettici non sfondano in Olanda:solo quarti secondo gli exit poll
di Michele Pignatelli (Il Sole 24 Ore)

Non comincia con un trionfo la scalata degli euroscettici all'Europarlamento. In Olanda - primo Paese a votare oggi insieme alla Gran Bretagna e unico a diffondere degli exit poll prima di domenica - il Pvv, il Partito della libertà di Geert Wilders, sarebbe quarto stando alle rilevazioni dell'emittente Nos con il 12,2% dei consensi, pari a tre deputati. Un netto calo rispetto al 2009, quando il Pvv sfiorò il 17% delle preferenze.

A giocarsela per il primo posto, sempre stando alla rilevazione condotta dall'istituto Ipsos su 40mila persone, sarebbero i liberali progressisti del D66, con il 15,6% dei voti e quattro deputati, e i cristiano-democratici del Cda (che fanno capo al Partito popolare europeo) con il 15,2%; entrambi i partiti sono europeisti. Davanti a Wilders, con il 12,3% dei consensi, anche i liberali moderati del premier Mark Rutte.

Elezioni Grecia, Syriza in testa ad Atene e nell’Attica: Tsipras supera il primo test
(Il Fatto Quotidiano)

Vince il partito dell’antirigore, della lotta all’austerità e alla “vecchia Europa”. Se le elezioni amministrative in Grecia dovevano essere un test per le europee, il segnale è stato chiaro: Syriza, il partito della sinistra radicale di Alexis Tsipras, è in testa ad Atene e nella regione della capitale, l’Attica. Certo in un paese martoriato dalla crisi, Tsipras ha trovato certamente terreno fertile. Il risultato raggiunto nella capitale resta comunque un termometro importante in vista delle elezioni europee.

Ma c’è un altro segnale da non sottovalutare che arriva dalle elezioni greche, nel pieno di una campagna elettorale dominata dall’euroscetticismo e, in alcuni casi, dall’estremismo: i voti raccolti dai filo-nazisti di Alba Dorata nonostante le recenti vicissitudini giudiziarie che hanno portato in carcere una decina dei suoi 18 deputati con l’accusa di costituzione di banda criminale. Sullo sfondo il nemico più temuto in tutte le elezioni, dalle municipali alle europee, l’astensionismo.

Thailandia: l’esercito annuncia il colpo di Stato in televisione
(Corriere)

L’esercito thailandese ha annunciato un colpo di stato, in un discorso televisivo alla nazione tenuto dal capo di stato maggiore Prayuth Chan-ocha, capo dell’esercito. L’esercito ha preso il potere «per ripristinare l’ordine e spingere per il raggiungimento di riforme politiche», ha detto Prayuth annunciando il golpe, il 12esimo dal 1932 a oggi nel Paese. L’annuncio è arrivato al termine del secondo incontro con le principali parti politiche in un complesso militare della capitale, che è stato circondato dai soldati pochi minuti prima del proclama di Prayuth. Oscurate le altre trasmissioni tv. La nuova giunta militare in Thailandia ha sospeso la Costituzione del Paese. Il governo ad interim non è più al potere, hanno confermato le forze armate, aggiungendo che il Senato non sarà sciolto.

Quest’intesa Russia-Cina sul gas cambierà il mondo?
di Giorgio Dell'Arti (Gazzetta)

Perché se ne dà un’interpretazione politica? La Cina compra energia da tutte le parti, ha ottenuto un centinaio di concessioni persino in Sudamerica.
Bisogna mettersi dal punto di vista di Mosca. È dieci anni che i russi tentano di vendere gas ai cinesi. Finora non era stato possibile, intanto perché i cinesi volevano forti sconti sul prezzo e soprattutto perché a Pechino c’è poca disponibilità a rinegoziare i prezzi stabiliti all’inizio (col gas il prezzo è mobile). Cifre ufficiali non se ne fanno, ma indiscrezioni attendibili dicono che Putin abbia accelerato la conclusione della lunghissima trattativa stabilendo un range di 350-400 dollari per mille metri cubi. I cinesi avrebbero trovato conveniente questo livello. La firma al contratto è stata apposta ieri dai capi delle società petrolifere dei due paesi: Zhou Jiping, per la China National Petroleum Corporation (CNPC) e Alexei Miller per Gazprom. Erano presenti Putin, che è stato in visita a Pechino per due giorni, e il presidente Xi Jinping. Le parti si sono accordate per la costruzione di un gasdotto da 2200 chilometri che porterà il gas dalla Siberia alla Cina. Non è indifferente che siano stati sottoscritti altri 49 contratti di collaborazione.

 

 

 

 

 

GIOVEDÌ 22

 

I programmi dei partiti per il voto
(Il Sole 24 Ore)

Renzi: "Se bloccano le riforme, lascio"
(Repubblica)

Siamo alle battute finali della campagna elettorale e Silvio Berlusconi torna ad attaccare Matteo Renzi. Che risponde a Radio Anch'io: "Se non mi fanno fare le riforme allora si che è fallito il mio progetto e vado a casa".

"E' un governo largamente inadeguato e quando qualcuno lo ha definito di dilettanti allo sbaraglio ho convenuto", dice l'ex cavaliere a Omnibus su La7. "Se sono le riforme che servono al Paese noi ci siamo ma il consiglio dei ministri ha fatto un ddl che risulta un pasticcio inaccettabile: noi non lo accettiamo".

Quanto alla rielezione di Giorgio Napolitano, Berlusconi chiarisce: "Pensavamo che fosse una cosa provvisoria per un breve periodo di tempo, coloro che sarebbero stai votati al suo posto sarebbero stati pessimi Presidenti della Repubblica e nemici contro di noi, non avevamo le prove che ci fossero state azioni che hanno determinato la caduta nel nostro governo". E ritorna sulla tesi del complotto: "Sarà la storia a decidere che ruolo abbia avuto Napolitano" nella caduta del governo nel 2011 "se si è comportato bene o male, se c'è stato o no un colpo di Stato".

Prodi: “Solo la Bce ha provato a frenare la Merkel”
di Francesco Semprini (La Stampa)

«La riforma della burocrazia è il passaggio obbligato per la rinascita dell’Italia, per azzerare gli spread, sconfiggere il populismo e conquistare la credibilità che il Paese merita in Europa e nel mondo». Romano Prodi sceglie il palco dell’Astana Economic Forum, in Kazakistan, per lanciare il suo messaggio al governo Renzi, alla vigilia delle elezioni europee.

Un anno fa, proprio qui, ci disse che la ricetta di austerità di Berlino fa male alla stessa Germania. Angela Merkel ha colto il suggerimento?

«Ma neanche per sogno. L’Europa continua ad agire in modo sparso dal punto di vista politico, proprio come prima, la Commissione non ha fatto proposte sostanziali e prevale l’austerità. Solo la Bce ha creato un minimo di contropotere».

Berlusconi: "Lo spread è una bufala"
di Franco Grilli (Il Giornale)

"Lo spread è una bufala". Lo ha detto Silvio Berlusconi ribadendo il suo punto di vista su uno dei cavalli di battaglia di chi nel 2011 chiese le sue dimissioni da premier. "Prima la guerra si faceva con gli eserciti mentre ora si fa con la finanza. C’è una lontananza forte tra lo spread e l’economia, perché lo spread riguarda una fascia ristretta del comparto finanziario. Quindi no, non mi preoccupo, noi avevamo a 570 punti lo spread e tutti i conti in ordine".

L'intervista integrale di Jeremy Paxman a Silvio Berlusconi. 

Grillo e la stampa: tutte le menzogne sul Beppe a cinque stelle
di Andrea Colombo (Gli Altri)

E’ la stampa bellezza. Beppe Grillo dichiara che Digos, carabinieri e compagnia marciante concordano con lui sull’opportunità di eliminare le scorte per i politici, le quali peraltro servono non a proteggerli ma a garantire lustro, un po’ come un foulard di Hermès. Giornali e telegiornali sforbiciano con il dovuto mestiere, cassano la seconda parte dell’enunciato e nei titoloni fanno sapere alla grande massa di lettori e telespettatori distratti che il genovese pazzo ha comunicato di avere dalla sua polizia e forze armate. Un golpista.

Sempre il solito Beppe conciona sulla sorte imminente di Matteo la Meteora, e vaticina per lui una parabola simile a quella dei due predecessori, Monti e Letta, scomparsi dalla circolazione come i malcapitati di Chi l’ha visto?. “E’ come la lupara bianca”, aggiunge colorito per commentare la tendenza a seppellire nel silenzio i salvatori della Patria dopo il fallito salvataggio. Scoppia lo scandalo: “Grillo minaccia la lupara bianca per Renzi”. Golpista e pure mafioso.

Londra apre le danze
Farage guida la carica degli anti-Bruxelles
di Alessandra Rizzo (La Stampa)

«Ma tu, chi sei?» chiedeva Nigel Farage, sprezzante e sarcastico, al presidente del Consiglio europeo. «Hai il carisma di uno straccio bagnato e l’aspetto di un impiegato di banca di basso livello... Chi sei?». Oggi molti si domandano la stessa cosa di lui: Chi è Farage? L’esuberante euroscettico inglese, birra in mano e sorriso stampato in volto, potrebbe risultare il vincitore delle elezioni europee in Gran Bretagna. 

Europee 2014, 5 candidati a commissione? I governi vorrebbero un “outsider”
di Alessio Pisanò (Il Fatto Quotidiano)

Chi deciderà davvero il nuovo presidente della Commissione europea? I leader dei gruppi e partiti politici europei non hanno dubbi: sarà uno dei cinque candidati che si sono affrontati nei dibattiti pubblici di maggio. Ma Herman Van Rompuy ha recentemente detto che il nuovo numero uno dell’esecutivo comunitario potrebbe essere un “outsider”. Tutto dipenderà dall’esito delle elezioni europee del 22-25 maggio. Una cosa è sicura: la decisione finale sarà presa a tavola.

Per la prima volta nella storia delle elezioni europee, i partiti politici europei hanno presentato un loro candidato: Martin Schulz (socialisti), Jean-Claude Juncker (popolari), Guy Verhofstadt (liberali), Alexis Tsipras (sinistra), Ska Keller e José Bové (verdi). In teoria il nuovo presidente della Commissione europea dovrebbe essere il candidato della famiglia politica che vince le elezioni a livello europeo, quindi o Schulz o Juncker – ad oggi i popolari sono dati in vantaggio di tre seggi. Ecco che, nel tentativo di coinvolgere l’elettore europeo in una campagna transnazionale, sono stati organizzati vari dibattiti pubblici, l’ultimo lo scorso 15 maggio a Bruxelles.

Ma siamo proprio sicuri che a sedersi sulla poltrona più importante del Berlaymont (l’edificio principale della Commissione) sia uno di loro?

Il capo della missione Osce a Odessa: le elezioni opportunità per cambiare
di Antonella Scott (Il Sole 24 Ore)

Ogni giorno, dopo aver raccolto i rapporti delle pattuglie di ritorno dalle varie regioni dell'Ucraina, la Speciale missione di monitoraggio dell'Osce pubblica sul sito dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (www.osce.org) un aggiornamento della situazione nel Paese. È grazie a questo lavoro che squillano i campanelli d'allarme o, al contrario, si individuano segnali di speranza, come nelle tavole rotonde avviate in questi giorni.

Mentre si avvicina il giorno delle elezioni presidenziali di domenica prossima, decisive perché dovrebbero sostituire una figura eletta e riconosciuta all'attuale governo ad interim di Kiev, l'Osce assiste la Commissione elettorale ucraina nell'organizzazione di un voto tanto delicato. Ma gli osservatori della Special Monitoring Mission to Ukraine non si occupano specificamente delle elezioni. «Il nostro compito - spiega Vaidotas Verba, lituano, responsabile della Missione speciale di monitoraggio a Odessa - è osservare la situazione dal punto di vista della sicurezza». Osservare e informare, in modo obiettivo e neutrale. Creando le condizioni perchè il voto si possa svolgere in modo trasparente e tranquillo.

L’euro e l’illusione del ritorno alle piccole patrie monetarie
di Guglielmo Forges Davanzati e Rosario Patalano

I principali argomenti utilizzati dai sostenitori della fuoriuscita unilaterale dell’Italia dall’Unione Monetaria Europea sono schematicamente riconducibili a questi: il recupero della sovranità monetaria consentirebbe un percorso di crescita guidato dalle esportazioni, attuato mediante il tradizionale strumento della svalutazione del tasso di cambio; l’abbandono dell’euro si assocerebbe all’attuazione di politiche fiscali espansive consentendo misure di ridistribuzione del reddito, attualmente impossibili per i vincoli imposti dall’austerità. Si tratta di argomenti che reggono implicitamente su due ipotesi. In primo luogo, occorre assumere che la sequenza di eventi che si immagina sia, per così dire, automatica, ovvero che l’abbandono della moneta unica implichi l’attuazione di politiche fiscali espansive. In secondo luogo, occorre ipotizzare che l’unione monetaria in quanto tale implichi, per necessità logica, l’attuazione di politiche di austerità.

In linea generale, si può osservare che il ritorno all’Europa delle piccole patrie monetarie è una opzione del tutto irrealistica. In Europa la piena sovranità monetaria nazionale è un concetto vago fin dagli anni Cinquanta, quando con lo sviluppo del mercato dell’eurodollaro si era creato un mercato monetario parallelo a quello ufficiale svincolato da qualsiasi controllo politico. E per forza di cose lo sarebbe ancora di più adesso.

 

 

MERCOLEDÌ 21

 

Lo spread torna a scaldarsi
Il divario Btp-Bund a 200 punti
(Corriere)

Nuova accelerata per lo spread Btp-Bund che in apertura di giornata finanziaria ha toccato i 200 punti sulla piattaforma Reuters, una soglia che il differenziale tra titoli di stato non toccava dallo scorso febbraio. Bloomberg, che si basa su un differente benchmark, dà invece lo spread italiano a quota 189 e quello spagnolo a quota 172. il rendimento per Reuters è al 3,33% per l'Italia e al 3,15% per la Spagna.

Le battute di Grillo ci fan ridere, ma ci seppelliranno
Maurizio Belpietro (Libero)

Secondo l’Auditel a vedere Beppe Grillo l’altra sera da Vespa sono stati in media 4,3 milioni di italiani, per uno share di poco inferiore al 27 per cento. Se si considera che in genere, a quell’ora, a seguire Porta a Porta sono circa un milione di persone, quello del leader a Cinque stelle (e del conduttore Rai) è stato un autentico successo. Ma oltre ai dati di ascolto, a testimoniare la buona riuscita dell’operazione sono i commenti di telespettatori e telecritici. Chi si aspettava un Grillo travolgente, stile comizio in piazza, o anche solo un leader arrabbiato tipo quello che ci toccò di vedere in diretta streaming a colloquio con Renzi, è rimasto deluso. Grillo è stato pungente, ironico, un po’ strabordante, ma non ha rotto gli argini. Entrato nella parte, alla fine l’ex comico ha anche battuto il «cinque» e fatto il «selfie» (cioè l’autoscatto da mettere in rete) a Vespa, come una star del piccolo schermo che ha recitato bene la sua parte.

Renzi: nella Ue non abbiamo bisogno di pagliacciate. Berlusconi: premier in mano ai comunisti
(Il Sole 24 Ore)

Ultimi giorni di campagna elettorale. Con botta e risposta tra i leader sin dal mattino. Comincia Silvio Berlusconi che ospite di Agorà accusa Renzi di essere «nelle mani dei comunisti e della stampella dei 33 senatori eletti dai nostri elettori (quelli del Ncd, ndr)» e torna a bollare il bonus di 80 euro del governo come «una mancia elettorale». Ma poi torna ad aprire alla prospettiva di una partecipazione a un governo di larghe intese «di fronte al pericolo di un regime autoritario», con un riferimento indiretto a una vittoria di Grillo. A distanza gli fa eco Renzi: «Grillo e Berlusconi se le stanno dicendo di tutti i colori, io li lascio fare, noi abbiamo da governare». Poi una stilettata al M5s: «Non abbiamo bisogno di show e pagliacciate al Parlamento europeo: non abbiamo bisogno di salire sul tetto». E ancora: «basta con la logica degli insulti, l'Italia merita di più degli urli e dei vaffa». Con una chiosa finale: «Sarebbe ora di finirla con un modello che ha visto i leader proprietari dei loro partiti decidere tutto. L'Italia è dei cittadini che la vogliono cambiare».

Qui l'editoriale di Stefano Folli. Renzi: “Loro litigano, io governo”. 

Beppe Grillo, Bruno Vespa e il fact checking
di Davide de Luca (Il Post)

Ogni volta che scrivo nei titoli di questo blog “Grillo”, il numero di click aumenta in maniera esponenziale. Ai miei lettori piace molto leggere smentite alle sue affermazioni e in molti oggi si aspettano un articolo dedicato alla puntata di Porta a Porta di ieri. Resteranno delusi. Non è che Grillo non abbia detto balle, anzi. Ne ha dette parecchie delle solite già ampiamente smentite: la storia dei 60 miliardi di corruzione oppure la faccenda del Fiscal Compact che ci costerà 50 miliardi l’anno. Ne ha detta anche qualcuna di nuova: il fondo americano BlackRock che possiederebbe il 64 per cento del Monte dei Paschi di Siena (in realtà ne possiede il 3,23 per cento).

Occupazione, perché siamo tornati sotto il 60%
di Andrea Telara (Panorama)

Mai così in basso dal 2002. È il livello toccato dall'occupazione in Italia, secondo i dati da poco resi noti da Eurostat. Nella fascia di età compresa tra 20 e 64 anni, la quota di nostri connazionali che sono al lavoro è scesa a fine 2013 al di sotto dei 60 punti percentuali, per la precisione al 59,8%. Era da più di due lustri che non si registrava nella Penisola una statistica così poco incoraggiante, che ci pone ben lontani dalla media europea (68,5% nei 27 paesi Ue).

Inchiesta Expo: dal «compagno G» ai furbetti del quartierino, vite e intrecci dietro la «cupola degli appalti»
di Angelo Mincuzzi (Il Sole 24 Ore)

Se avesse seguito i consigli di Ernesto Calindri, Gianstefano Frigerio non sarebbe in una cella del carcere di Opera. Contro il logorio della vita moderna, meglio un Cynar che appalti e mazzette. Negli anni '70, quando era poco più che trentenne, l'ex segretario regionale della Dc lombarda e parlamentare di Forza Italia, condivideva con l'attore de «I bambini ci guardano» un posto nel consiglio di amministrazione del Nuovo teatro San Babila, la società che gestiva l'omonima struttura nel centro di Milano. Da allora Frigerio è stato per un breve periodo consigliere dell'Istituto bancario italiano (Ibi), dal 1989 fino alla sua incorporazione nella Cariplo nel 1991, e poi non si è mai più visto in un consiglio di amministrazione: spazzato via dalla stagione di Mani pulite.

L’odissea dei bambini sul barcone alla deriva
di Laura Anello (La Stampa)

Tante testoline bionde e scure, una accanto all’altra, sul barcone squassato dal mare in tempesta. Quando l’hanno visto, gli uomini della Marina hanno quasi creduto che fosse un abbaglio. Invece erano proprio bambini quelli stretti l’uno all’altro sul barcone in avaria, trascinato da un’altra carretta che procedeva a fatica, tra le onde a sud di Capo Passero, estremo lembo orientale della Sicilia. Una nave di bambini. Un’immagine mai apparsa in questo mare che pure si credeva avesse visto di tutto: morti, sangue, pianti, abbracci, famiglie separate e ritrovate. 

Qui l'editoriale di Mario Calabresi.

118 morti in Nigeria in due attentati
(Il Post)

Nel pomeriggio di martedì 20 maggio almeno 118 persone sono morte a causa di due attentati esplosivi a Jos, una città nella Nigeria centrale. Le esplosioni sono avvenute nei pressi di una stazione degli autobus e di un adiacente mercato e, oltre alle due forti onde d’urto, hanno causato l’incendio di diversi edifici complicando le operazioni di soccorso e di recupero dei feriti. Le bombe erano state nascoste in un furgone e in un minibus e sono esplose a circa venti minuti di distanza l’una dall’altra: quando è avvenuta la seconda esplosione, sul posto stavano già lavorando decine di persone per soccorrere i feriti dalla prima bomba.

Perché Internet non salverà il mondo
Intervista con Evgeny Morozov, il filosofo avversario della Silicon Valley
(Linkiesta)

Critico radicale, acuto, tagliente e impietoso, ha detto, meglio e più approfonditamente, quello che molti fra quelli che non hanno l’ansia di farsi invitare alla prossima conferenza stampa di Google già pensavano: non è mica detto che l’attuale sviluppo tecnologico debba essere univocamente considerato una cosa stupenda, anzi.
Una delle cose belle, però, è che non ve lo dice con il tono luddista irato del sessantenne che vi chiede quale razza di tasto fa partire il videoregistratore, bensì scavando nelle conseguenze sociali, culturali ed economiche delle nuove tecnologie, indagandone il modo in cui cambiano le pratiche quotidiane, i rapporti di potere, mettendone in luce il forte substrato ideologico insito nelle scelte che ne indirizzano la ricerca e la produzione. Non è sempre interamente condivisibile ma sempre sensato e ben argomentato.

 

MARTEDÌ 20

 

Europee, Grillo torna in Rai da Vespa: “Noi non violenti. Siamo rabbia buona”
(Il Fatto Quotidiano)

E’ una mossa politica, ha spiegato entrando negli studi di via Teulada 21 anni dopo l’ultima volta. E Beppe Grillo l’intervista a Porta a Porta se l’è giocata proprio così: come un’ulteriore opportunità per far conoscere anche al pubblico di Rai1 e in particolare a quello di Bruno Vespa cos’è il Movimento Cinque Stelle, cosa propone quello che altrove viene definito come Hitler o come un buffone. “Quello del 25 maggio è un voto politico – ribadisce più volte il leader dei Cinque Stelle – O noi o loro. Noi non siamo originali. Non diciamo cose nuove. Ma qui la questione è decidere tra chi è sincero e chi non lo è”. Ancora una volta: tra chi dice le stesse cose da 20 anni e non le fa e chi propone di rovesciare tutto, cambiare tutto, risanare tutto. Nessuna parolaccia, a differenza delle performance sui palchi delle piazze riempite ancora nelle ultime settimane, ma il bagaglio degli argomenti è lo stesso: “Spazziamo via la spazzatura storica dei partiti politici”, mentre “Napolitano non rappresenta più la Repubblica”.

Grillo a Porta a Porta: "Processeremo tutti, abbiamo bisogno di un sputo digitale"
(Repubblica)

"Sarete processati anche voi online, abbiamo bisogno di uno sfogo, di uno 'sputo' digitale. Faremo un processo che durerà un anno". Beppe Grillo non ha rinunciato, almeno inizialmente, ai suoi duri toni durante l'atteso appuntamento a Porta a Porta di Bruno Vespa e, prima dell'inizio della puntata, ha attaccato tutti, politici e giornalisti, rappresentati in un plastico del castello di Lerici "dove ci sono le segrete". Poi l'annuncio di processi "online".

Il comizio di Beppe Grillo da Bruno Vespa
Uno show per convincere chi ha paura di lui
di Luca Sappino (l'Espresso)

Anche se dall’attacco non si capisce bene, Grillo è andato da Vespa per rassicurare una fetta di elettorato che lui immagina «spaventato». È tornato in Rai per conquistare il pubblico di Raiuno: «vedo che avete anche foto di me normali» dice mentre passeggia per lo studio, guardando i maxischermi. «Sono stupefatto per le foto che mettete, urlo sempre, la gente si spaventa». Grillo per primo svela l’obiettivo della serata, cioè rassicurare: «Io vengo qua perché ho bisogno di far capire alla gente della mia età che ci sono pregiudizi su di me. Voglio dimostrare che non sono quello che i mezzi di informazione fanno vedere di me, che sono cattivissimo e dico parolacce. È una mossa politica, siamo sotto elezioni». Quando poi inevitabilmente si agita, «per la passione», durante l’ora di intervista - confusa più che serrata - Grillo chiede a Vespa: «vedi che sto gridando, fammi calmare!». «Rilassati» dice il conduttore. «Non riesco a rilassarmi con te davanti», risponde l’ex comico.

Grillo, dalla “lupara bianca” al selfie con Vespa
di Jacopo Iacoboni (La Stampa)

E così, ultima metamorfosi, il lupo s’è travestito da agnello. E s’è fatto pure il selfie con Bruno Vespa.

Se quella di Silvio fu la serata del contratto con gli italiani, questa resterà forse quella dell’assegnone (Grillo sfodera i cinque milioni della restituzione della prossima parte di eccedenze degli stipendi dei parlamentari del M5S); e del capello azzurrino, dei monologhi senza teatro, dei bicchieri d’acqua e della saliva deglutita a mascherare l’emozione persino lui, vecchio volpone tv, degli «eh?» perché non sentiva le domande, dei diluvi torrenziali quando le sentiva e non rispondeva («Grillo! È un’intervista e non un comizio», e «ma stai scherzando? Io non venivo qua a farmi intervistare da te»), e dell’incredibile parodia e autoparodia: «un milione di posti di lavoro lo dico io, ora!», ha fatto a un certo punto Grillo, con Vespa che rideva perché sapeva che era tutto show, e si sentiva coinvolto nella parte. Ma è stata anche una serata furbo-soffusa - «voglio spiegare alle pensionate, anch’io sono un pensionato, che non sono Hitler» - in cui ogni tanto Grillo diceva «ci conosciamo da vent’anni», e Vespa ammetteva che sì, oppure Grillo gli faceva «non riesco a rilassarmi con te davanti», e Vespa «e che devo farti, un massaggino?».

Un colpo d'ala negli ultimi giorni servirebbe soprattutto a Renzi e al Pd
di Stefano Folli (Sole 24 Ore)

Quando mancano pochi giorni alla fine della campagna, l'impressione è che un po' tutti abbiano il fiato corto. Gli argomenti erano scarsi già all'inizio della lunga corsa, ma adesso hanno ceduto il campo agli insulti o alle battute a effetto. Di Europa si parla poco e male. E curiosamente chi ne parla meno sono quelli che dovrebbero difenderla (salvo forse una piccola lista come Scelta Civica). Gli altri, gli oppositori della moneta unica, coloro che - come dice Salvini - non vedono l'ora di fare blocco nel Parlamento di Bruxelles con Marine Le Pen per smontare l'Unione, in fondo una linea ce l'hanno e sanno imporla con determinazione.

Ma che cos’è questa Uber che fa infuriare i tassisti?
di Giorgio Dell'Arti (Gazzetta)

Siamo di nuovo precipitati in una guerra dei taxi, per ora circoscritta a Milano, a causa del servizio offerto da una multinazionale che si chiama Uber: tu premi un certo pulsante sul cellulare (iPhone o dispositivi con Android) e ti appare una mappa che ti indica l’auto a noleggio più vicina (una grande auto, anche una limousine). Dai l’ok e nel tempo promesso la macchina arriva. Paghi con la carta di credito e tiri fuori il contante solo se hai voglia di dare una mancia. Ti costa un venti per cento in più, ma a quanto pare ha successo. E i tassisti di Milano, la città scelta da Uber per il primo attacco in Italia, sono furibondi. 

I colossi Usa spiati dalla Cina: super-ricercati cinque militari
di Rolla Scolari (Il Giornale)

L'ufficio da cui attaccano computer e account di aziende e grandi corporazioni in America è in un anonimo palazzo di dodici piani, di un colore bianco sporco, in un sobborgo di Shanghai.

Sono ufficiali dell'unità 61398 dell'Esercito popolare di liberazione cinese, ma c'è chi li chiama con un altro nome: il «gruppo di Shanghai». I primi a rivelare la loro esistenza nel 2013 sono stati gli analisti di una società di sicurezza americana, Mandiant. Almeno dal 2009, però, come rivelato da documenti resi pubblici da Wikileaks, il Dipartimento di Stato americano sa delle irruzioni cinesi nei server di importanti aziende nazionali private e conosce la connessione con l'esercito cinese. Il «gruppo di Shanghai» è stato esposto ieri dai giudici americani. Nomi e cognomi e fotografie di cinque ufficiali sono ora su tutti i giornali e le televisioni del mondo e gli Stati Uniti li hanno accusati formalmente di cyber spionaggio e di furto industriale. È la prima volta che l'America muove una battaglia legale contro specifici funzionari di un esercito o di un governo stranieri nella guerra al cyber spionaggio.

Ucraina, la Cina strappa alla Russia accordo per la fornitura di gas naturale
(Il Fatto Quotidiano)

Nella geopolitica di Eurasia, tra i due litiganti, il terzo gode. Nella fattispecie la Cina, abile a inserirsi nelle tensioni ucraine e a strappare un accordo alla Russia sulle forniture di gas naturale. Nulla è ancora nero su bianco, ma una trattativa che si trascina da anni si concluderà probabilmente la prossima settimana, quando Putin e Xi Jinping si incontreranno a Shanghai, in quella che è la prima visita del presidente russo in Cina dall’insediamento del suo omologo (marzo 2013). Nella metropoli sullo Huangpu si terrà infatti un summit sulla sicurezza in Asia e i due pezzi da novanta troveranno il modo di fare quattro chiacchiere a latere. Chiacchiere molto concrete. 

Il “fascismo soft” dei nazionalisti indù
di Guido Caldiron (MicroMega)

«L’India ha scelto di procedere verso un “fascismo soft”». Così, dalle colonne di The Times of India, Kanti Bajpai, uno dei più noti politologi del paese, ha commentato la schiacciante vittoria dei nazionalisti indù che, al termine di lunghissime operazioni di voto durate più di un mese e che hanno coinvolto complessivamente oltre 800 milioni di indiani, si sono aggiudicati nei giorni scorsi le elezioni politiche nazionali. Il Bharatiya Janata Party, Partito del popolo indù, guidato da Narendra Modi, non solo ha superato il numero di seggi, 272, che gli avrebbe permesso di dominare il parlamento e di governare da solo, ne ha ottenuti infatti dieci di più, ma ha anche inflitto la più cocente sconfitta della sua storia al Partito del Congresso - e al suo attuale primo ministro, Manmohan Singh, 81 anni -, quello diretto da generazioni dalla dinastia della famiglia Gandhi, la forza politica che ha segnato di più le vicende del paese fin dall’indipendenza dalla Gran Bretagna nel 1947. Una vittoria nel segno del nazionalismo ma anche della promessa di un nuovo miracolo economico indiano che porti l’India a competere in particolare con l’espansione produttiva cinese in tutta l’area asiatica.

Se l'uomo smette di pensare
di Alessandro Ferri (I Fiori del Male)

"L'uomo medio possiede delle 'idee', però manca della funzione di pensare".

José Ortega y Gasset (nella foto), intellettuale spagnolo definito da Albert Camus il più grande scrittore europeo dopo Nietzsche, scriveva queste parole nel suo "La rebelión de las masas". Era il 1930 e in Europa stavano prendendo forma i tormenti morali che hanno disorientato le nazioni, portandole alla Seconda guerra mondiale.

 

 

LUNEDÌ 19

 

Renzi: "Votate chi vi pare ma non i buffoni"
(Ansa)

"Votate per chi vi pare ma non mandate buffoni il 25 maggio". Così il premier Matteo Renzi intervistato nel corso della trasmissione Arena, condotta da Massimo Giletti su Rai1.

"C'è una parte delle forze politiche che punta a insultare, non a cambiare l'Italia, scommette sulla sconfitta dell'Italia". "Prima di essere del Pd, di FI, di M5S dobbiamo ricordarci di essere italiani", aggiunge.
"Ci sono persone nuove che chiedono un Italia diversa. Grillo scommette tutto sul fatto che l'Italia salti in aria e vada tutto male".

Casaleggio in tv: "Prima o poi M5S dovrà fare a meno di me e Grillo. Ma ora è presto"
(Il Fatto Quotidiano)

“Il Movimento 5 stelle sopravviverà a Grillo e Casaleggio perché le idee possono camminare da sole. Ma ancora è troppo giovane”. Gianroberto Casaleggio si presenta per la prima volta in televisione, cappellino in testa per nascondere i segni dell’operazione dei giorni scorsi, e racconta in un’intervista a Lucia Annunziata su Rai3 le intenzioni sul futuro del progetto politico dei 5 stelle. Parole moderate e toni come sempre pacati, si sbilancia solo per assicurare che “i 5 Stelle vinceranno le elezioni” e il giorno dopo chiederanno “le dimissioni di Napolitano e il ritorno al voto. Renzi? Se perde è finito”. A pochi giorni dalle elezioni Europee, la tv non è più un tabù nemmeno per i leader a 5 stelle. Casaleggio sulla Rai, Beppe Grillo nelle prossime ore addirittura a “Porta a Porta” dal tanto attaccato Bruno Vespa. Mentre qualche fedelissimo storce il naso, gli altri ingoiano il rospo: per vincere le elezioni è necessario sedere in quegli studi televisivi spesso al centro delle critiche, hanno spiegato i leader. Il Movimento 5 stelle si gioca le ultime carte della campagna elettorale per raggiungere gli indecisi e chi ancora non sa cosa fare il 25 maggio prossimo.

Quel comico che tragedia
di Vittorio Feltri (Il Giornale)

Non mi piace addossare troppe responsabilità al premier, però è lecito chiedergli se continua a essere ottimista quanto il giorno in cui s'insediò a Palazzo Chigi. Molta gente che aveva sperato in lui quale uomo della provvidenza, comincia a ricredersi. Scuote la testa: teme di essere stata bidonata. Attende sviluppi e si prepara alla catastrofe, che si annuncia fra otto giorni, quando nella notte fra domenica e lunedì si conteranno le schede.

In Europa avevo ragione, fu colpo di stato. Il Cav. spiega Geithner (e altro)
(Il Foglio)

“Ha visto che non dico bugie?”. Silvio Berlusconi ha una specie di umiltà incorporata, va a Cesano Boscone col sorriso sulle labbra, poi si occupa di pensioni (da elevare a mille euro), di dentiere (gratuità per tutti i vecchi in difficoltà) e di pet o animali da compagnia domestica (“tutelarli per ragioni animaliste e sociali), sa che la società è fatta di popolo, il popolo di individui e nuclei famigliari in difficoltà, ha sempre avuto un rapporto speciale con l’immenso elettorato femminile e anziano, oltre che con i ragazzi stregati dai tempi di Drive In, e non vuole mollare. Ma non si è fatto sorprendere né dal libro di Tim Geithner, l’ex segretario americano al Tesoro, il pupillo di Wall Street e della Casa Bianca di Obama primo mandato, e neppure dall’inchiesta monstre del Financial Times di Peter Spiegel sulla crisi dell’euro e i rapporti tra i grandi d’Europa e d’America: Berlusconi aveva parlato prima. “Avevo detto che nelle mie dimissioni del novembre del 2011 c’era un elemento di coazione, che le cose si erano sviluppate e non per caso a ridosso del G20 di Cannes subito precedente la nomina di Monti senatore a vita eccetera, che un conto è il mio senso di responsabilità nazionale e un conto furono le manovre, esterne e interne, per eliminare un uomo di stato che in Europa contraddiceva il pensiero unico delle burocrazie e dell’establishment tedesco, capeggiato da Angela Merkel. Ecco qui le più rilevanti conferme da Washington e da Londra. Puntuali. I magistrati che mi hanno perseguitato una vita senza prove li chiamerebbero ‘riscontri’ del colpo di stato”.

In difesa di Corona
di Christian Raimo

Non avrei mai pensato di far parte di una nicchia di persone, di una nicchia sempre più ristretta del resto, composta essenzialmente di persone di destra. Ma il pezzo di Guido Vitiello oggi sul Foglio e l’articolo di Filippo Facci sul Post, giornalista di una testata che ho per anni considerato un fogliaccio come Libero, convergono su una verità tanto evidente che la loro disillusione non è più nemmeno provocatoria: in Italia il garantismo è morto. “In galera! In galera!” è l’unico valore condiviso sul quale, in quella ottusa cultura politica che è stato l’antiberlusconismo, abbiamo trovato a sinistra un collante comunitario. (Andate a rivedervi le immagini del 2009 del No Berlusconi Day, per vedere qual è stato in tempo recente il milieu di questa anti-educazione politica). Così il garantismo – diventato a sinistra una cultura ultraminoritaria, ancora di più nel Pd azzerato dalla canonizzazione dei pm da Tangentopoli in poi e da vent’anni di deriva persecutoria di giornalisti che hanno trovato erotizzante la mostrificazione degli indagati – viene di fatto associato con la connivenza.

Libia: carri armati di Haftar entrano a Tripoli, a Bengasi decine di morti
(Ansa)

Un convoglio di carriarmati è entrato a Tripoli dalla strada per l'aeroporto e si dirige verso la sede del Parlamento. Lo rendono noto testimoni, secondo i quali si sono uditi colpi di arma da fuoco non lontano dal parlamento. Scontri sono in corso davanti al parlamento libico. L'attacco al parlamento è stato sferrato dalle milizie del generale in pensione Khalifa Haftar, che hanno costretto i deputati a fuggire.

Boko Haram: rilasceremo 100 ragazze
(La Stampa)

Il gruppo estremista islamico Boko Haram avrebbe abbandonato la richiesta di liberazione per suoi alti comandanti nello “scambio di prigionieri” e sarebbe pronto a rilasciare fino a metà delle oltre 200 ragazze rapite in Nigeria. Lo scrive il Daily Telegraph citando fonti vicine al gruppo islamista.

I Boko Haram sarebbero pronti a cominciare già nei prossimi giorni un rilascio graduale delle ragazze in cambio della liberazione di alcuni appartenenti al gruppo islamico che si trovano nelle prigioni nigeriane, ma non di alti comandanti del gruppo, scrive il Daily Telegraph.

L'Internet dei ricchi
di Federico Rampini (MicroMega)

Immaginate un’autostrada con la corsia di sorpasso riservata ai soli proprietari di Mercedes e Bmw. Perché nel prezzo d’acquisto delle loro auto è incluso quel privilegio. Oppure, forse peggio ancora, la corsia veloce riservata a un paio di società multinazionali che gestiscono flotte di Tir, e hanno comprato quel diritto a farli circolare molto più in fretta di voi. Questo può accadere ben presto per la più importante di tutte le autostrade: Internet. La Rete da cui transita l’informazione, la comunicazione, ormai quasi ogni servizio essenziale, avrà qualità e servizi diversi. Due velocità, per ricchi e poveri.

Monument Valley e Via Lattea, il timelapse dà spettacolo
(Le Scienze)

Il Grand Canyon e la Monument Valley, leggendari paesaggi degli Stati Uniti e terra dei nativi della tribù Navajo, sono i luoghi ideali per osservare la Via Lattea. Il profilo della nostra galassia, come la scia delle stelle in movimento nel cielo notturno in assenza di Luna, viene reso al meglio da una tecnica di ripresa fotografica chiamata timelapse: si tratta di un montaggio in serie di fotografie catturate con un lungo tempo di esposizione (circa 25 secondi) e obiettivi superluminosi. Questa serie di spettacolari timelapse è stata realizzata da Gavin Heffernan e Harun Mehmedinovi. Per i Navajo, la Via Lattea era YIKÁÍSDÁHÁ: Il Grand Canyon e la Monument Valley, leggendari paesaggi degli Stati Uniti e terra dei nativi della tribù Navajo, sono i luoghi ideali per osservare la Via Lattea. Il profilo della nostra galassia, come la scia delle stelle in movimento nel cielo notturno in assenza di Luna, viene reso al meglio da una tecnica di ripresa fotografica chiamata timelapse: si tratta di un montaggio in serie di fotografie catturate con un lungo tempo di esposizione (circa 25 secondi) e obiettivi superluminosi. Questa serie di spettacolari timelapse è stata realizzata da Gavin Heffernan e Harun Mehmedinovi. Per i Navajo, la Via Lattea era YIKÁÍSDÁHÁ: "Colui che aspetta il tramonto".

 

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