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Inviato da avatar Giuseppe Argentieri il 23-03-2014 alle 16:24

La radicalità della satira è una consuetudine retorica, in Hicks ma non solo, e non va intesa quasi mai in senso letterale. Qui il bersaglio è quell'incapacità di distinguere tra ciò che è buono (e ciò che non lo è) e ciò che è bello (e ciò che non lo è), che è un portato della nostra cultura, e di cui il marketing, che su questa ambiguità/indistinguibilità prospera, non è altro che una particolare forma di rappresentazione.
La comicità di Hicks, sgradevolissima spesso, si nutre di paradossi e si basa sul ribaltamento del senso comune (quando parla del fumo, per esempio, o delle droghe), e lo scopo di questo ribaltamento non è una nuova verità, che di nuovo non ha nulla se non una specularità ribaltata (fumare fa male? no, fumare fa bene!), ma una prospettiva nuova, che ognuno è chiamato a ritargliarsi per sé, sulla misura della propria individualità.

Non sta forse proprio in questo errore metodologico il pericolo di un movimento come quello di Beppe Grillo?
Quando la sua satira ha smesso di essere satira e ha cominciato a proclamarsi verità, quello che è successo è che il suo potenziale veritativo si è appiattito sacrificandosi sull'altare di una semplicità che nella satira è artificio retorico, nella politica (e nella vita) non è altro che menzogna.

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