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Inviato da avatar Giuseppe Argentieri il 23-03-2014 alle 09:09

 

Cure for love: Chemical cures for the lovesick
di Helen Thomson (New Scientist)

Un esperimento effettuato su una specie di roditori (Microtus ochrogaster) ha dimostrato come bloccando l'emissione di un ormone, l'ossitocina, o di un neurotrasmettitore, come la dopamina, sia possibile rendere l'animale, comunemente monogamo, poligamo, spezzandone il naturale attaccamento elettivo alla compagna o al compagno. Questo significa, secondo Larry Young dell'Emory University di Atlanta, Georgia, che agendo sull'ossitocina "si potrebbe (curare il mal d'amore causato dalla fine di una relazione) troncando, chimicamente, un attaccamento sentimentale di lungo corso". La controindicazione? L'ossitocina è fondamentale per tutte le relazioni, non solo per l'amore. Potresti così curare un cuore spezzato, ma varrebbe per questo la pena di mettere in pericolo tutte le nostre altre relazioni?

Un altro metodo potrebbe essere quello utilizzato per curare chi soffre di disturbo post traumatico da stress, che consiste nel sostituire progressivamente un ricordo particolarmente doloroso con altri il cui carico emotivo è inferiore. Un giorno, forse, sarà possibile curare l'amore agendo direttamente, attraverso stimolazioni nelle zone adeguate, sul cervello.

La bellezza non è cosa per asini
di Antonio Romano (I Fiori del Male)

Il ragazzo che a Brera ha amputato la statua del “Satiro ubriaco” è l’erede in linea diretta della servetta distratta: anche lui, benché smartphonizzato, proviene da un’ingrata plaga di rozzezza e ignoranza. A quanto pare era uno studente straniero, ma non fa differenza, il suo milieu antropologico è trasversale, come lo erano le masse di pulviscolo umano disavvezze a muoversi delicatamente data la resistenza dei loro covoni di fieno. Sicuramente il tempo trascorso fra l’idea di farsi una foto e montare sulla gamba della statua è stato brevissimo, il gesto automatico di ogni conformismo, che poi va mitigato facendo una qualche stronzata per distinguersi.

Ma questo è inevitabile se qualunque balordo ha a disposizione una macchina fotografica e tutti gli sfigati che si sentono artisti scoprono i filtri per fare montagne di autoscatti color carta da forno: ringraziamo la tecnologia per aver permesso a ogni inetto di potersi sentire un grande fotografo.

Bill Hicks, vent'anni dopo
di Fabio Chiusi (Il Nichilista)

Sì, anche io ero convinto che il marketing fosse la rovina di sostanzialmente tutto, per esempio. Lo avevo capito a un corso universitario, appunto, di marketing. Il docente spiegando disse semplicemente, come fosse la cosa più naturale del mondo: «Noi creiamo bisogni innecessari». E se rendono le persone infelici, meglio: è solo allora che cercano disperatamente la felicità in altri bisogni innecessari, ma con un prezzo. Sì, credevo anche io che questo avesse finito per distruggere il nostro senso estetico, farci passare dal considerare pop i Beatles al farci considerare pop i New Kids On The Block, i follemente derisi New Kids On The Block che Hicks continuava a raffigurare come pedine di un sistema che premia la mediocrità, la menzogna, la maniera e, di conseguenza, l’infelicità. Marketing, appunto, all’essenza.

Qui e qui, pillole di saggezza à la Hicks.

Knob Creek Machine Gun Shoot
di Andrea Pugiotto

Questo reportage è stato realizzato nel cuore del Kentucky, non lontano da Fort Knox.
Machine Gun Shoot è l'evento più grande e importante di vendita di armi ai privati negli Stati Uniti: raduna migliaia di persone, dai bambini ai veterani, e tutti possono sparare, vendere, comprare e scambiare armi.
L'amministrazione di Obama ha tentato - senza successo - di limitare l'uso e il commercio di questo tipo di armi ai privati.
Le lobby delle armi spendono ogni anno 715 milioni di dollari.

Faccia a faccia (semiserio) con Il più grande artista del mondo dopo Adolf Hitler
di Eleonora Molisani (TuStyle)

Guidandoci attraverso un’epopea donchisciottesca di 400 pagine, che si conclude con una “terrible end”, Parente prende l’anticristo storico, Hitler, crea dalla sua costola un artistoide da strapazzo col sogno di sfondare, e partorisce Max Fontana. Per puro caso, e partendo solo dalle sue lucide allucinazioni, Max riesce a diventare davvero il più grande artista del mondo: più pop di Andy Warhol, più eccentrico di Salvador Dalì, più geniale di Marcel Duchamp. E da lì in poi comincia ad annullare, arbitrariamente, ogni confine tra oggetti comuni e opere d’arte, in un delirio creativo che sfida la morale pubblica e il giudizio dei critici. Le sue improbabili installazioni culminano nel Bottone dell’odio, marchingegno che permette di realizzare il gesto liberatorio per eccellenza: distruggere l’oggetto del proprio odio supremo. In pratica, “il paradosso della morte pensata dai vivi”.

 

 

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