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Inviato da avatar Gabriele Mariani il 12-03-2014 alle 18:36

La prassi politica dell'inclusività, l'unico modo per il PD dalle molte sensibilità di procedere unito verso le magnifiche sorti progressive dell'era Renzi, viene invocata ad ogni piè sospinto. Ma è una prassi sostanzialmente condivisa nei fatti?

La risposta che mi sentirei di dare, nel caso in cui l’oggetto fossero le tre (o più) anime ispiratrici della recente battaglia congressuale alle quali gli iscritti hanno aderito, è SI, più per necessità che per virtù , dobbiamo camminare insieme.

La risposta, nel caso in cui l’oggetto di una pratica politica inclusiva fossero la diversa età anagrafica o il background culturale/professionale dei soggetti politici, per quanto sento nelle mie immediate vicinanze, non è affatto ovvia, direi un FORSE, quasi un NO.

Non voglio avventurarmi in complesse e generali analisi sociologiche. Preferisco concentrarmi sulla realtà del nostro circolo che, formato da un interessantissimo e vario mix generazionale ed esperienziale in relazione con contesti istituzionali e professionali di ogni livello, è un buon campo di osservazione.

Spuntano con regolarità scientifica sollecitazioni e ragionamenti che, a mio parere, poco hanno a che fare con la qualità delle idee/delle strategie/degli obiettivi.

Sento dire che la “mission di questo circolo e’ quella di far crescere i giovani” oppure che “complessi problemi tecnici possono essere risolti solo da politici “,ciò significa, a mio parere, condurre ragionamenti estranei alla qualità delle persone inquanto tali. Con tali affermazioni si vuole introdurre un piatto ragionamento divisivo basato su categorie di umanità: sul piano logico questo modo di ragionare non regge.

Semanticamente, giovinezza/età adulta e condizione professionale , sono circostanze della vita  senza alcun valore di rilevanza politica in sè : devono essere inserite in un contesto in cui queste circostanze dell'esistenza individuale di ciascuno diventino contenitori di qualcosa di piu’ importante di loro: il possesso di un’etica, il sapere, la generosità, il coraggio,l' astuzia ecc.ecc.

L’essere giovane o vecchio, l’essere un politico di professione o il non esserlo di professione sono quindi condizioni neutre rispetto alla reale capacità di possedere ed agìre competenze da spendere nel mercato della politica. Non esiste il campo della negazione o della affermazione a priori se ci riferiamo a queste condizioni.

Allora mi chiedo, a chi giova tutto ciò? Perche’ dover dibattere ed alzare sistemi di difesa a tutela dell’una o dell’altra categoria di appartenenza?

Credo profondamente ad una cosa ovvia, a parole condivisa da tutti:

credo che (idealmente, perché lo sia praticamente dipende da ciascuno) la contendibilità in politica debba esclusivamente basarsi sulla qualità delle persone. Punto.

Allora adesso facciamo questo stupido giochino lessicale tipo settimana enigmistica:

Metti uno dei soggetti 1/2/3/4 nella espressione al posto dei puntini e scopri quali affermazioni sono sono vere e quali no.

("puo" è da intendersi come "è in grado di" ma anche come "ha il diritto di essere messo nelle condizoni di")

  1. Giovane

  2. Adulto

  3. Politico

  4. Tecnico

Un ……………. può fare buona politica

Risposta:

A me sembrano tutte vere, tutte false, un po’ vere un po’ false, …. dipende.

L’obiettivo e’ il verbo unito all’aggettivo ed al complemento oggetto.

L’obiettivo non dovrebbe essere il soggetto.

 

 

 

 

 

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