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Inviato da avatar Giuseppe Argentieri il 12-03-2014 alle 08:07

Italicum, sì a soglie e ballottaggio. Non passa il ritorno alle preferenze
di Alessandro Sala (Corriere)

Niente quote rosa, niente preferenze. Le liste resteranno bloccate, decise a monte dalle segreterie dei partiti. Passano invece, ma con una maggioranza sfilacciata, le soglie di sbarramento, il premio di maggioranza, i criteri e gli algoritmi necessari alla ripartizione dei seggi. Oggi (mercoledì 12) arriverà la votazione che dovrebbe dare il volto definitivo all’«Italicum». Modellato già con l’approvazione, in serata, dell’articolo 1 che regolamenta il sistema elettorale della Camera dei deputati, prevedendo un sistema proporzionale con un premio di governabilità (pari al 15%) che assicura la maggioranza assoluta al partito o alla coalizione vincente che raggiunge la soglia del 37% dei voti. Qualora nessuno raggiunga la soglia del 37%, è previsto un doppio turno di ballottaggio per l’assegnazione del premio. L’ingresso in Parlamento è precluso ai partiti che si presentano al di fuori delle coalizioni che non raggiungono l’8% dei voti. La soglia di sbarramento scende al 4,5% dei voti per i partiti che si presentano in una coalizione, mentre sale al 12% per le coalizioni.

Per il cuneo fiscale seguire la strada maestra
di Giuseppe Pisauro e Corrado Pollastri (lavoce.info)

Riducendo l’Irap si abbatterebbe il costo del lavoro senza incidere sui salari, intervenendo sull’Irpef si otterrebbe l’esito opposto. Una proposta alternativa per ridurre veramente il cuneo fiscale, a partire dai redditi più bassi. E incentivare l’emersione del lavoro nero.

Irpef o Irap una scelta rivelatrice
di Luca Ricolfi (La Stampa)

Tradizionalmente la politica, specie a sinistra, ha sempre avuto un occhio di riguardo per il mondo dei garantiti, specie dipendenti pubblici e operai delle grandi fabbriche, e ha prestato ben poca attenzione a quello dei non garantiti, e in particolare di giovani, donne, disoccupati, precari e lavoratori in nero. È per questo che, quando spuntano fuori delle «risorse», il riflesso condizionato di un po’ tutte le forze politiche, e massimamente quello delle organizzazioni sindacali, è di convogliare tali risorse verso i propri iscritti o i propri elettori, che tendenzialmente costituiscono porzioni più o meno ampie e ben definite del mondo dei garantiti. È naturale: ognuno cerca di proteggere i suoi, e i non garantiti sono tali proprio perché non hanno alcuno che li protegga e ne difenda le buone ragioni.

Ecco perché, molto giustamente, tanti studiosi e tanti osservatori dicono che, in Italia, non solo la destra ma anche la sinistra è conservatrice. Ed ecco perché, da qualche tempo, ci si augura che almeno la sinistra abbandoni la sua attitudine conservatrice e provi a fare la sinistra, difendendo innanzitutto i veri deboli. 

Avrà Matteo Renzi il coraggio di puntare, per la prima volta nella storia della sinistra nell’Italia repubblicana, sul mondo dei non garantiti?  

Pugno duro sul voto di scambio e autoriciclaggio. Ecco un decalogo per combattere la corruzione
di Roberto Saviano (Repubblica)

Negarlo sarebbe colpevolmente ingenuo: ciò che rende l’Italia un Paese in cui sembra non valere più la pena investire e da cui sembra sempre più necessario emigrare è soprattutto la corruzione. Una corruzione che non è il banale istinto a rubare, che razzismi minori imputano alla cultura di un Paese. Non si tratta di episodico malcostume, ma di meccanismi reali, fin troppo tangibili, concreti e diffusi ovunque: una macchina sommersa e infame che garantisce i complici del sistema e esclude gli onesti.

Le quote rosa in Parlamento sono garanzia di vera parità per le donne?
di Giorgo Dell'Arti (Gazzetta dello Sport)

Se la legge introducesse le preferenze, le donne avrebbero più possibilità?

Non si direbbe. Le donne, nel governo e nel Parlamento, non sono mai state così rappresentate come nella legislatura attuale, nella quale le liste erano bloccate. Tocchiamo con questo il punto sottolineato da Dominijanni e Mauro: le quote sono, oltre che un orrore sociale, anche un’illusione. A decidere quali donne mettere in lista, nel contesto attuale, saranno sempre gli uomini. Dice la Dominijanni: è un modo subdolo per sterilizzare la conflittualità, unico strumento capace di far crescere davvero il movimento femminile.

È poi così indispensabile che il movimento femminile cresca?

Beh, ammetterà che qualcosa di distorto c’è in un paese in cui le donne sono il 51%, ma hanno rappresentanza politica del 20-30%, guadagnano meno, contano meno. Il problema esiste, la questione è quale sia la strada più efficace per affrontarlo.

 

Costa Concordia Captain: I’m A Scapegoat For Carnival Cruise Lines
di Barbie Latza Nadeau (Daily Beast)

Francesco Schettino, il tristemente famoso capitano della Costa Concordia, intervistato dal Daily Beast dice di essere una vittima. 

Retour en force des grands fonds américains sur le marché italien
di Pierre de Gasquet (Les Echos)

I grandi investitori statunitensi come George Soros e la Black Rock stanno aumentando sensibilmente la loro presenza sul mercato italiano, soprattutto nel settore bancario. Il motivo è il rallentamento della politica espansionista della Federal reserve, ma anche gli alti profitti offerti da istituti in difficoltà come il Monte dei paschi di Siena.

Ucraina. Kissinger: «La demonizzazione di Putin non è una politica, ma l’alibi per l’assenza di una politica»
(Tempi)

L’Ucraina è spaccata in due. Cercare di promuovere la causa della parte occidentale filo-europea o della parte orientale filo-russa, come è stata fatto sinora, porterebbe il paese «alla guerra civile o alla separazione». Lo ha scritto in un editoriale apparso sabato sul Washington Post l’ex segretario di Stato americano Henry Kissinger.

«Troppo spesso la questione ucraina si pone come una resa dei conti: se l’Ucraina sceglie di unirsi all’Oriente o all’Occidente. Ma se l’obiettivo dell’Ucraina è quello di sopravvivere e prosperare, non può essere l’avamposto di due fazioni in lotta l’una contro l’altra – dovrebbe fare da ponte». Per questo, spiega Kissinger, «la Russia deve accettare che cercare di trasformare l’Ucraina in uno stato satellite, e quindi spostare di nuovo i confini della Russia, condannerebbe Mosca a ripetere la sua storia» creando continue tensioni reciproche «con l’Europa e gli Stati Uniti». Dall’altra parte, osserva l’ex segretario di Stato, «l’Occidente deve capire che, per la Russia, l’Ucraina non potrà mai essere soltanto una nazione straniera». L’Ucraina, ha proseguito, «ha fatto parte della Russia per secoli, e le storie dei due paesi si sono intrecciate molto prima». Kissinger ha ricordato che proprio in Ucraina sono state combattute alcune delle più importanti battaglie per la libertà russa e che anche i dissidenti Aleksandr Solzenicyn e Joseph Brodsky hanno sempre sostenuto che l’Ucraina faccia parte integrante della storia russa e della Russia.

Mosca, indipendenza Crimea è legittima
(Ansa)

Con 78 voti a favore su 81, il Parlamento della Crimea ha dichiarato l'indipendenza dall'Ucraina.

Fukushima tre anni dopo, tra bufale e realtà nascosta

di Marco Casolino (Wired)

Per quanto gravi siano i danni alle coste della regione di Fukushima, dove le perdite continue impediscono di tornare a pescare, l’acqua radioattiva si disperde poi nell’oceano Pacifico, vasto circa un terzo della superficie terrestre e profondo in media quattro chilometri. Qualunque notizia di oceani contaminati radiazione che giunge sino in America e sciocchezze varie è pertanto priva di ogni fondamento: l’aumento di radioattività nell’oceano è trascurabile ed inferiore alla radioattività del carbonio 14 e potassio 40 disciolte nel mare. Anche considerando solo la regione prospiciente la costa nord-est del Giappone, le perdite da Fukushima costituiscono meno di una parte su 100mila della radioattività già presente in natura. Se consideriamo tutto il Pacifico si tratta di meno di una parte su 100 milioni, una vera goccia nell’oceano.

 

 

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